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Origine e sviluppo della geografia umana

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  • Descrizione: Si fa coincidere la nascita della geografia umana con Alexander von Humboldt e Carl Ritter. Alexander von Humboldt è radicato nella tradizione razionalista del XVIII secolo. La sua opera principale, Kosmos, tratta i problemi di geografia umana soltanto in bervi scorci: la metodologia dell’indagine diretta, la ricerca delle leggi che regolano la distribuzione spaziale dei fenomeni e l’applicazione dei principi di causalità e correlazione appaiono come prolegomeni fondamentali per una geografia moderna.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Si fa coincidere la nascita della geografia umana con Alexander von Humboldt e Carl Ritter.
    Alexander von Humboldt è radicato nella tradizione razionalista del XVIII secolo. La sua opera principale, Kosmos, tratta i problemi di geografia umana soltanto in bervi scorci: la metodologia dell’indagine diretta, la ricerca delle leggi che regolano la distribuzione spaziale dei fenomeni e l’applicazione dei principi di causalità e correlazione appaiono come prolegomeni fondamentali per una geografia moderna. Sono richiamate tutte le scienze per spiegare fatti e fenomeni secondo la loro distribuzione territoriale. Nella descrizione fisica della Terra, Humboldt evidenzia l’influenza della forma e dell’articolazione dei continenti sul clima e sulla distribuzione delle piante.
    Carl Ritter appartiene alla corrente della filosofia spiritualista e storicista sorta in Germania all’inizio del XIX secolo. Concepita la natura in modo metafisico, Ritter cerca di descriverla, di analizzarla, di dimostrarne l’influenza sullo sviluppo delle grandi civiltà, ma rifugge dall’utilizzare la conoscenza diretta di ciò che descrive: propugna una geografia scientifica fondata sulla storia. Egli analizza lo sviluppo storico dei popoli del quadro delle condizioni fisiche, scoprendo quanto l’uomo e la natura abbiano nel tempo reciprocamente interferito; ma non si sottrae ad una specie di determinismo, che assegna all’ambiente naturale un ruolo decisivo nella vita dei popoli. Insiste sull’influenza dell’ambiente fisico nella storia dei popoli, sottolineando che il supporto naturale determina le forme d’insediamento ed i livelli di civilizzazione. L’opera principale è l’Erdkunde: l’assunto è di rilevare le leggi generali che governano l’ambiente nei suoi diversi aspetti, di dimostrare le loro interconnessioni con i singoli fenomeni, di illustrare l’armonia che esiste nella natura.
    La realizzazione della geografia umana come scienza avviene nella seconda metà del XIX secolo quando, in un clima razional-positivistico, si comincia a controllare con il metodo dell’indagine diretta l’influenza dell’ambiente fisico sulle associazioni di piante e di animali. Sull’onda della teoria di Darwin, secondo cui il motore dell’evoluzione è l’ambiente, Ernst Haeckel fa di questo l’oggetto di una scienza particolare, l’ecologia, che, partendo dalle influenze ambientali sugli esseri viventi, diviene la scienza delle condizioni e delle interrelazioni tra gli esseri viventi e l’ambiente.
    In questa temperie di generale sviluppo delle scienze si colloca la figura di Friedrich Ratzel, che pone le basi dell’ambientalismo: l’influenza dell’ambiente non riguarda solo le associazioni di piante e animali, ma si applica anche alle società umane. L’idea darwiniana di selezione naturale sembra fornire a Ratzel il principio teorico che mancava a Ritter. Ratzel ci dà il primo inquadramento unitario e sistematico dei problemi della geografia intesa come scienza dei rapporti tra Terra e uomo, situata nel punto di saldatura tra le scienze naturali e le scienze umane.
    Il determinismo ambientalistico, cui il nome di Ratzel rimane associato, emerge dalle sue opere con moderazione. Nove anni dopo il primo tomo dell’Anthropogeographie, appare nel 1891 il secondo, riguardante la distribuzione geografica dell’uomo. La sezione introduttiva del volume presenta un quadro generale dell’Ecumene, lo spazio permanentemente occupato dai gruppi umani, e ne individua i limiti in analogia ai limiti di diffusione delle associazioni di piante e animali. La parte più importante riguarda lo studio analitico della numerosità e della distribuzione degli uomini sulla Terra e la densità della popolazione in rapporto ai vari fattori geografici. Un’ampia sezione prende in esame i segni che gli uomini con la loro presenza inscrivono sulla superficie terrestre e le influenze esercitate sugli insediamenti umani. L’ultima parte considera i caratteri “qualitativi” della popolazione, sotto il punto di vista della loro distribuzione spaziale.
    Al di là delle innegabili divergenze, c’è un filo comune che lega Humboldt, Ritter e Ratzel: lo scientismo, cioè la convinzione che le scienze naturali insieme alle scienze esatte costituiscano l’unica strada della conoscenza scientifica. Ne conseguiva che la geografia umana, per essere “scientifica”, doveva assumere le conoscenze sulla natura come base di partenza.
    La geografia ratzeliana appare circoscritta a compiti di ecologia umana, cioè allo studio dei rapporti tra i gruppi umani e l’ambiente in cui vivono: mentre invece i popoli hanno una storia alle loro spalle e sono artefici dei loro destini.
    Alla storia si rifà Paul Vidal de Lablache, caposcuola dei geografi francesi, il quale considera i fatti geografici nel loro divenire attraverso il tempo: la geografia, per spiegare il presente, deve risalire al passato. Questa concezione porta allo sviluppo di tre temi di studio: il paesaggio, il genere di vita, la regione. Il paesaggio è inteso come insieme di elementi caratterizzanti e distintivi. Il genere di vita abbraccia non soltanto l’alimentazione, la casa, il vestiario, ma anche le forme di attività che i gruppi umani adottano per procacciarsi tali beni: il concetto si è poi allargato, implicando l’organizzazione sociale ed elementi di ordine morale e psicologico. La regione non sarebbe che l’area d’estensione di un paesaggio; ma nell’unità regionale si cementano paesaggi complementari. L’ambiente, generatore di possibilità e di vincoli, in connubio con un certo genere di vita, forma degli organismi, territori che assumono una loro personalità geografica. La ricerca regionale diventa l’espressione più alta della geografia umana classica.
    Alla scuola di Vidal fa capo una concezione geografica che diverge dall’ambientalismo ratzeliano e dà più importanza alla storia che all’ecologia; dal determinismo si passa al possibilismo. La geografia umana deve ricorrere alla storia per il peso che il passato esercita sul presente.
    Nonostante i suoi limiti, questo tipo di sapere geografico ha tenuto banco per anni e rimane attuale in molti scritti contemporanei. La problematica è morfo-funzionale poiché l’obiettivo è di render conto dell’organizzazione spaziale attraverso l’analisi delle forme e delle funzioni. L’approccio privilegiato è quello induttivo. Gli studi sono basati sull’osservazione dettagliata a partire da dati eterogenei per dare spiegazione della realtà geografica di un territorio alla convergenza di molteplici processi evolutivi: la ricerca dei rapporti tra i fenomeni osservati fa della geografia una scienza di sintesi. 
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