Descrizione:Pantalone de’ Bisognosi, maschera della Commedia dell’Arte, impersona un uomo vecchio, curvo in avanti per l’età, caratterizzato da una maschera nera che gli copre il volto nella parte superiore, da una barbetta appuntita e rivolta in su che ne completa il profilo con il naso adunco, e da un costume dove si alternano il rosso e il nero. Ha sempre mantenuto l’antico costume veneziano; la veste nera e il berretto di lana sono ancora portati a Venezia, e il panciotto, i calzoncini, le calze e le pantofole in rosso raffigurano il vero costume dei primi abitanti della laguna adriatica.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Pantalone de’ Bisognosi, maschera della Commedia dell’Arte, impersona un uomo vecchio, curvo in avanti per l’età, caratterizzato da una maschera nera che gli copre il volto nella parte superiore, da una barbetta appuntita e rivolta in su che ne completa il profilo con il naso adunco, e da un costume dove si alternano il rosso e il nero. Ha sempre mantenuto l’antico costume veneziano; la veste nera e il berretto di lana sono ancora portati a Venezia, e il panciotto, i calzoncini, le calze e le pantofole in rosso raffigurano il vero costume dei primi abitanti della laguna adriatica. L’etimologia del nome si può collegare a San Pantaleone, venerato a Venezia. Pantalone è una delle maschere più longeve della Commedia dell'Arte; nasce all'improvviso con la nascita stessa della commedia e attraversa, quasi indenne, tre secoli. Egli rappresenta un vecchio vizioso, avaro, ipocrita, dispotico, sovente nel ruolo di padre tiranno di un giovane in preda alle pene d’amore, talora a sua volta ridicolmente innamorato di cortigiane, o più spesso servette della commedia. Nella rielaborazione che della maschera viene proposta nel teatro goldoniano Pantalone incarna i pregi e i difetti della borghesia della Serenissima Repubblica di Venezia, assumendo caratteristiche che ne fanno un vero e proprio personaggio. Supera la riforma della commedia di Goldoni perdendo però il suo aspetto più comico per conformarsi alla più rassicurante figura del padre burbero, avaro, conservatore dei Rusteghi e del Sior Todero brontolon. Nella commedia “La famiglia dell’antiquario” ossia “La suocera e la nuora” del 1750, Pantalone si rileva come figura principale per la sua alterità di coscienza rispetto ad altri anche più attivi e presenti protagonisti. Dice, infatti, lo stesso autore: «la Suocera e la Nuora sono due persone che formano l’azione principale della Commedia», e l’antiquario «capo di casa, per ragione del suo fanatismo per le antichità, non badando agl’interessi della famiglia, non accorgendosi de’ disordini, e non prendendosi cura di correggere a tempo la Moglie e la Nuora, dà adito alle loro pazzie e alle loro dissensioni perpetue». Su tale «peripezia» che diverte per il carattere ostinato dei personaggi e per la loro funzione di metafora di una precisa situazione sociale, Pantalone s’inserisce con fare ragionevole, in netto contrasto con la scena, sia essa tenuta dalla figlia Doralice orgogliosa del potere che le conferiscono la dote e la gioventù, o dalla suocera la Contessa Isabella, decisa a contrastare la nuora ad ogni costo con l’umiliante arma del lignaggio, o sia ancora dal Conte Anselmo, l’antiquario dedito in modo univoco e insensato alle antichità, di cui non s’intende e per le quali spende rovinosamente il patrimonio familiare. Il contrasto rileva i tratti positivi di Pantalone, e lo costruisce come unico personaggio in grado di prendere in mano la situazione. Mentre orgoglio e ostentazione forgiano i caratteri che nella loro comica fissità ricordano la commedia dell’arte, Pantalone ragiona, si stupisce, cerca di correggere con fare pieno di umanità. Viene così proposto un buon uomo saggio e modesto, in un contesto che lo vedrebbe più forte e al di sopra delle parti, quale unico «esterno» al ménage familiare, e il solo ad avere quei mezzi di cui la famiglia in questione ha palesemente bisogno. Al contrario del Conte Anselmo, la cui fissazione per l’antichità è tanto più grottesca quanto più la scopriamo priva di una anche minima competenza, egli è istruito, il solo che realmente conosce il mondo, senza per questo indulgere mai ad alcuna forma di presunzione: a partire dalla lingua, che rimane il buon dialetto della persona semplice. Tale semplicità si fa più evidente se si considera la distaccata prepotenza con cui sua figlia stessa fa invece pesare la propria dote, arma concreta contrapposta a una ormai inutile nobiltà: denaro contro titoli, borghesia contro aristocrazia. E quando le prepotenze degli altri personaggi giungono agli insulti e agli schiaffi, sarà Pantalone a intervenire con il tipico buon senso goldoniano; soprattutto buon padre di famiglia e capo di casa, egli si scandalizza di tanta noncuranza da parte del Conte per i problemi della famiglia. Per primo interviene a mitigare i toni della propria figlia, ricordandole le norme del vivere civile, e per tutta la commedia si esprime come chi controlla benevolo le cose un po’ da lontano, col rispetto che la sua classe gli impone nei confronti dell’aristocrazia. Ma come sempre Goldoni opera in punta di piedi facendo in modo che i vizi e le cocciutaggini dell’animo si denuncino da soli, affidati ad un uomo avveduto, che si muove gratis, poiché mercante, in nome di un affetto di cui i rumorosi protagonisti della scena non sembrano sospettare l’esistenza.