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Scheda Appunto MP3

  • Passaggio da artigianato a industria moderna

  • Abstract:Quasi tutte le materie prime possono essere utilizzate soltanto attraverso la trasformazione in "semilavorati" e in "prodotti finiti": questi assumono un aumento di valore, il "valore aggiunto", come frutto della tecnica, del capitale investito, del lavoro che vi si è incorporato. Per il processo lavorativo gli uomini usano strumenti perfezionati e mettono in piedi organizzazioni complesse. A differenza dell'artigianato, che ha limiti tecnici e dimensionali, l'industria implica sistemi che coinvolgono tutta l'organizzazione sociale: il ritmo della vita è cadenzato dai turni di lavoro con spostamenti in massa tra abitazione e fabbrica.
  • Tipologia:universita'
  • Durata:6 min 22 sec
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  • Descrizione:Quasi tutte le materie prime possono essere utilizzate soltanto attraverso la trasformazione in "semilavorati" e in "prodotti finiti": questi assumono un aumento di valore, il "valore aggiunto", come frutto della tecnica, del capitale investito, del lavoro che vi si è incorporato. Per il processo lavorativo gli uomini usano strumenti perfezionati e mettono in piedi organizzazioni complesse. A differenza dell'artigianato, che ha limiti tecnici e dimensionali, l'industria implica sistemi che coinvolgono tutta l'organizzazione sociale: il ritmo della vita è cadenzato dai turni di lavoro con spostamenti in massa tra abitazione e fabbrica. L'industria presuppone intensi scambi sia a monte che a valle della fase produttiva e dà luogo a una serie di attività commerciali che evolvono in simbiosi con essa.
    Nella preistoria ognuno fabbricava, nell'ambito della propria organizzazione familiare, gli oggetti di cui aveva bisogno. Più tardi alcuni uomini si specializzarono nella creazione di manufatti che poi scambiavano con prodotti alimentari: gli artigiani. Produzione e scambi mantennero dimensioni modeste finché le tecniche si limitarono all'uso di strumenti manuali e della forza muscolare. L'invenzione di macchine adatte a moltiplicare le forze e ad utilizzare altri tipi di energia accelerarono il processo di sviluppo.
    In Europa l'artigianato raggiunse l'apogeo nel Medioevo con le corporazioni di arti e mestieri. Le attività di trasformazione si svolgevano in semplici laboratori. Nonostante l'introduzione di alcune macchine e di nuove tecniche, tutto si presentava ad una scala modesta; il lavoro era caratterizzato da un'ampia dispersione geografica. Un altro sistema tradizionale di attività era quello delle corporazioni, cioè delle organizzazioni professionali di artigiani specializzati in un certo mestiere. Gli artigiani delle corporazioni svolgevano il proprio lavoro a tempo pieno e vivevano in città.
    Quando si fu esteso l'uso dell'energia idraulica per azionare le macchine tessili, il sistema di telai sparsi entrò in crisi: l'alto costo degli impianti e la possibilità di sfruttare una sola sorgente energetica per tutto un complesso di macchinari determinarono una prima concentrazione dell'attività produttiva nelle "manifatture". Tra il XVII e il XVIII secolo cominciarono ad apparire in Europa i primi abbozzi di fabbriche: all'attività individuale si sostituisce l'attività collettiva, e viene introdotta la divisione del lavoro poiché ogni unità operativa è specializzata in una particolare fase del ciclo di fabbricazione. Ma molte operazioni sono ancora fatte a mano.
    L'introduzione della macchina a vapore, insieme al perfezionamento delle macchine tessili e ad altre innovazioni tecniche, inaugura agli inizi del XIX secolo la prima rivoluzione industriale, basata sul carbonfossile. Il carbone diviene un'immensa fonte di energia e, potendo essere trasportato a distanza, libera dai vincoli di localizzazione imposti dall'uso della forza idraulica; permette di collocare apparati produttivi anche nelle città. In questo modo cominciano a formarsi le "zone industriali", caratterizzate dall'affollamento di masse operaie attorno alle fabbriche.
    La rivoluzione industriale è da porre tra gli avvenimenti che hanno dato una spinta decisiva all'affermazione del capitalismo e del sistema liberal-borghese. Essa ha imposto nuove forme di attività economica che hanno moltiplicato i mezzi di produzione e i beni di consumo; ha sconvolto le strutture sociali, ha segnato la nascita della classe operaia e l'affermazione della borghesia.
    L'analisi delle condizioni che resero possibile sostituire il sistema della fabbrica al sistema artigianale di produzione aiuta a spiegare perché il processo abbia preso avvio in Inghilterra. Qui, a partire dal XVII secolo, una rivoluzione politico-sociale aveva favorito l'ascesa della borghesia, estendendo al censo il potere che prima apparteneva alla nobiltà. Contemporaneamente nelle campagne si svolgeva un processo di privatizzazione capitalistica della terra attraverso le leggi delle enclosures e la distruzione dell'openfield. Questo processo, da una parte aveva portato all'adozione di tecniche più progredite con un aumento della produttività e con una maggiore concentrazione di reddito nelle mani dei proprietari imprenditori; d'altra parte aveva provocato la trasformazione dei contadini in salariati dipendenti dai grandi proprietari e disponibili al passaggio ad attività non agricole. Un secondo accumulo di capitali derivava dal commercio coloniale favorito dall'avere assicurati i rifornimenti di materie prime e i mercati di vendita dei manufatti.
    La condizione preliminare dello sviluppo capitalistico, l’”accumulazione originaria", trovò nelle innovazioni tecniche la via maestra degli investimenti per una crescita rapida dei ritmi produttivi.
    Lo sviluppo dell'industria manifatturiera è contrassegnato dalla specializzazione sia fra le unità locali, sia fra i reparti di uno stesso stabilimento. Si ottiene una produttività più elevata e si riduce il tempo richiesto ad ogni lavoratore per apprendere le cognizioni tecniche necessarie. Il passaggio da un'economia agricola ad un'economia industriale si differenzia in ragione delle caratteristiche geografiche e situazioni storico-sociaIi.