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Periodo postclassico del diritto romano

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  • Descrizione: Il periodo postclassico vede al suo sorgere la divisione dell’Impero in 2 partes: Pars Orientis con capitale Costantinopoli e Pars Occidentis con capitale Roma. Da questo momento in poi abbiamo imperatori d’Oriente ed imperatori d’Occidente, le costituzioni emanate da ciascun imperatore erano valide solo per la propria pars imperii. La massima “Quod principi placuit legis habet vigorem” (le cose che piacciono al principe hanno valore (forza) di legge), ha maggior vigore e il diritto promanante dalle costituzioni imperiali (leges) è ius novum (diritto nuovo) invece lo ius vetus (diritto vecchio) sono gli iura cioè gli scritti dei giuristi classici. Lo stesso processo si gerarchizza nella cognitio extra ordinem, al cui vertice come giudice supremo c’è l’Imperatore. Nasce l’appello (appellatio) come reclamo proposto contro il magistrato o il funzionario che abbia male giudicato. Gli scritti dei giuristi classici non vengono dimenticati infatti nel 426 d. C. viene emanata la cd.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Il periodo postclassico vede al suo sorgere la divisione dell’Impero in 2 partes: Pars Orientis con capitale Costantinopoli e Pars Occidentis con capitale Roma. Da questo momento in poi abbiamo imperatori d’Oriente ed imperatori d’Occidente, le costituzioni emanate da ciascun imperatore erano valide solo per la propria pars imperii. La massima “Quod principi placuit legis habet vigorem” (le cose che piacciono al principe hanno valore (forza) di legge), ha maggior vigore e il diritto promanante dalle costituzioni imperiali (leges) è ius novum (diritto nuovo) invece lo ius vetus (diritto vecchio) sono gli iura cioè gli scritti dei giuristi classici. Lo stesso processo si gerarchizza nella cognitio extra ordinem, al cui vertice come giudice supremo c’è l’Imperatore. Nasce l’appello (appellatio) come reclamo proposto contro il magistrato o il funzionario che abbia male giudicato.
    Gli scritti dei giuristi classici non vengono dimenticati infatti nel 426 d. C. viene emanata la cd. Legge delle citazioni, emanata da Valentiniano III per l’Occidente ed estesa all’Oriente da Teodosio II all’interno del Codex Theodosianus, tale legge stabilisce che i giudici potessero seguire solo il parere di 5 giuristi classici: Papianiano, Ulpiano, Modestino, Paolo e Gaio, nell’ipotesi di difformità di giudizio prevaleva il parere della maggioranza, in caso di parità prevaleva il parere di Papianiano.

    Per quanto riguarda la Giurisprudenza Occidentale essa persegue finalità essenzialmente pratiche, invece la Giurisprudenza Orientale, si assiste ad un fenomeno di giurisprudenza più culta e speculativa. I giuristi di quest’epoca si danno alla rielaborazione e al completamento delle grandi opere, attraverso un lavoro di glosse (annotazioni) che in qualche occasione sono entrate a far parte del testo (glossemi), vi sono opere di commento degli scritti dei giuristi classici (iura) o delle costituzioni imperiali (leges). L’attività giurisprudenziale è costituita da Raccolte di Iura come i Tituli ex corpore Ulpiani, che somigliano alle istituzioni di Gaio, le Pauli Sententiae composta da materiali paolini ecc. Tra le Raccolte miste di Iura e Leges abbiamo i Vaticana Fragmenta, la Collatio legum Mosaicarum et Romanorum, in cui sono accostati precetti biblici e norme romane, il trattatello De Actionibus ecc.

    Fra le Raccolte di Leggi (leges  costituzioni imperiali) abbiamo: i Libri Viginti Constitutionum di Papirio Giusto che raccoglieva in 20 libri le costituzioni dei divi frates (Marco Aurelio e Lucio Vero), poi del solo Marco Aurelio; il Codex Gregorianus, tale raccolta comprendeva costituzioni imperiali da Adriano a Diocleziano, si trattava di una compilazione privata che ricevette il crisma dell’ufficialità da Teodosio II nel 438 d. C. insieme al Codex Hermogenianus contente rescritti di Diocleziano relativi agli anni 294 e 295 d. C. La prima raccolta di leges ufficiale fu il Codex Theodosianus pubblicato in Oriente da Teodosio nel 438 d. C. dall’imperatore Teodosio II, in 16 libri, contente solo leges generales cioè disposizioni non relative a casi singoli ma di portata generale e perciò normativa.

    Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d. C.) i sovrani barbari si trovarono a dover legiferare per la popolazione romana dell’impero o per entrambe le popolazioni romana e barbarica, esempi di tale Legislazione Romano – Barbarica, per i romani sono: la lex Romana Wisigothorum, pubblicata da Alarico II, re dei Visigoti nel 506 d. C., la lex Romana Burgundiorum. Si applicarono ad entrambe le popolazioni il Codex Eurici (476 d. C.) di Eurico re dei Visigoti e l’Edictum Theodorici emanato da Teodorico, re degli ostrogoti.

    Il periodo postclassico del diritto romano si conclude con la grande compilazione di Giustiniano che si compone di 4 parti: le Institutiones Iustiniani Augusti (533 d.C.) in 4 libri, servirono a sostituire le istituzioni di Gaio come testo d’insegnamento; i Digesta seu Pandectae opera divisa in 50 libri, ognuno dei quali è diviso in titoli; ogni titolo è composto da frammenti dei giuristi classici che recano nella inscriptio il nome dell’autore, essa è una raccolta di iura. Per redigere quest’opera Giustiniano si avvalse della collaborazione di una commissione presieduta da Triboniano, che portò a termine l’opera in soli 3 anni avvalendosi di compilazioni parziali preesistenti.

    Intanto il Codex Theodosianus era invecchiato per cui Giustiniano, nel 528 utilizzò per una nuova raccolta i 3 codici precedenti (Gregoriano, Ermogeniano e Teodosiano) con l’aggiunta delle costituzioni emanate successivamente. Avvalendosi per la compilazione di una commissione presieduta da Giovanni di Cappadocia, egli pubblico un Codex. Ben presto fu necessaria una seconda edizione (più completa e aggiornata) del Codex Repetitae Praelectionis, in 12 libri, pubblicato nel 534 d. C., al suo interno ogni costituzione è preceduta da una praescriptio col nome dell’imperatore e del destinatario, e seguita da una subscriptio con il luogo e la data dell’emanazione. Fuori dal Codex, le altre costituzioni furono chiamate Novelle, di esse esiste più di una raccolta e precisamente l’Authenticum e l’Epitome Iuliani. Giustiniano ai fini della certezza del diritto vietò di svolgere opere di commento ai Digesta, comminando ai trasgressori la pena prevista per il crimen falsi, ma gli studiosi trovarono il modo per aggirare tale divieto.

    L’elaborazione giuridica successiva a Giustiniano prende il nome di ius Graecoromanum o meglio diritto bizantino, la prima opera è la cd. Parafrasi di Teofilo, il quale si avvicina più alle Istituzioni di Gaio che non a quelle di Giustiniano. Poi abbiamo i Libri Basilicorum, grandiosa raccolta di tutto il materiale del Corpus Iuris Civilis in 60 libri ordinati secondo l’ordine del Codex, fatta redigere dall’imperatore bizantino Leone il Saggio (886-911 d. C.) ed altre due opere private che ad essa si rifanno la Synopsis Basilicorum e il Tipucitus. Infine il Exabiblos in 6 libri di Costantino Armenopulo del quattordicesimo secolo.
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