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Planimetrie in archeologia

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  • Descrizione: Piante di unità stratigrafiche: pare ovvio che di ogni unità stratigrafica si debba redigere una pianta quotata e che tali piante rientrino nella normale documentazione analitica di ogni scavo stratigrafico. Ma secondo il punto di vista dell’archeologia stratigrafica uno strato di terra, una fossa o qualsiasi altra unità stratigrafica hanno lo stesso diritto di figurare in pianta di un muro, di un pavimento marmoreo o di una tomba.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Piante di unità stratigrafiche: pare ovvio che di ogni unità stratigrafica si debba redigere una pianta quotata e che tali piante rientrino nella normale documentazione analitica di ogni scavo stratigrafico. Ma secondo il punto di vista dell’archeologia stratigrafica uno strato di terra, una fossa o qualsiasi altra unità stratigrafica hanno lo stesso diritto di figurare in pianta di un muro, di un pavimento marmoreo o di una tomba. Il bordo dell’unità stratigrafica va segnato con una linea continua, la pianta deve essere corredata da un numero adeguato di quote, trasferite sul rilievo dalla scheda di unità stratigrafica. Il punto di quota è contraddistinto da un triangolo con il vertice in basso. Quanto maggiore è il dislivello di una superficie, tanto più numerose devono essere le quote. Esse servono anche per poter ricostruire sezioni a posteriori.
    Piante composite o di periodo: compito essenziale dell’archeologo che scava, terzo forse in ordine d’importanza dopo l’identificazione delle unità stratigrafiche e la costruzione della sequenza stratigrafica periodizzata, è quello di rendere conto dell’aspetto topografico di un monumento.
    Tale scopo non può essere realizzato con singole sezioni o piante di singole unità stratigrafiche.
    Nel migliore dei casi si tratta di piante architettoniche più che archeologiche, dove l’arte precisa del rilievo prevale sulle regole del gioco stratigrafico. La pianta appare come una documentazione d’insieme di superfici d’unità stratigrafiche costruite, vissute, riusate, distrutte e abbandonate entro determinati periodi di tempo. È cioè una pianta composta di superfici di uno stesso periodo.
    Le piante potrebbero essere considerate come una serie continua di fotogrammi, illustranti in successione l’accumularsi della stratificazione attraverso il tempo. Le altre piante di unità stratigrafiche vengono lasciate da parte e possono comparire in altre piante composite o di periodo. Di qui l’idea della pianta composita, nel senso che è composta di varie piante di unità stratigrafiche collegate fra loro secondo la logica della storia del monumento a cui appartengono.
    La sua data segna anche la data della pianta nel senso che la sua cronologia più vera coincide sempre con il suo periodo di vita dell’unità più recente in essa contenuta. Mentre la pianta ha la validità e durata al limite anche di una sola unità stratigrafica , pur rappresentandone almeno parzialmente tante altre della stessa fase, la sezione ha la validità e la durata di tutte le unità in essa rappresentate e quindi anche di tutti i periodi della stratigrafia.
    Ciò che un tempo contava in una pianta era la cura e precisione del dettaglio più che la logica del disegno. Figuravano allora muri di fasi diverse, addossatisi e sovrapponentisi nei modi più vari.
    Più che di piante archeologiche si trattava in questo caso di repertori grafici di strati verticali, utili per alcuni aspetti ma inaccettabili come documentazione planimetrica principale per lo scavo.
    Se questo genere di piante diacroniche e arbitrariamente selettive non hanno senso nell’ambito della documentazione scientifica, possono risultare utili a fini pratici, purché i muri delle varie fasi appaiano caratterizzati in diverso modo.
    Possono infine svolgere una funzione di sintesi didattica delle principali vicende edilizie succedutesi nel tempo, ma nei casi più complessi risultano incomprensibili anche all’archeologo che non abbia familiarità con lo scavo. Tanti sono i periodi e le fasi principali, altrettante dovrebbero essere le piante composite.
    Criteri grafici: se vogliamo passare alla pianta plurifase dello scavo o degli scavi terminati, alle piante composite per periodo o fase, dobbiamo sapere scomporre le piante, in diverse, più oggettive possibili, piante dove le fasi storiche siano maggiormente distinguibili.
    Bisogna produrre piante ricche di grammatica stratigrafica, che sappiano cogliere la rappresentazione critica delle unità, fase per fase, periodo per periodo.
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