Descrizione:Plutarco è nato a Cheronea, in Beozia, all'incirca nel 46 d.C. ed è morto intorno al 125. Scrittore e filosofo greco antico, ha studiato ad Atene ed è stato fortemente influenzato dalla filosofia di Platone. La principale fonte sulla sua vita è la sua stessa opera. Si pensa che sia nato da una famiglia ricca. Secondo alcuni il padre è identificabile con uno degli interlocutori del De sollertia animalium, un certo Autobulo; secondo altri con un tale Nicarco; tuttavia il filologo Wilamowitz, e con lui la maggior parte degli studiosi, ritengono che ogni ipotesi sia completamente indimostrabile.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Plutarco è nato a Cheronea, in Beozia, all'incirca nel 46 d.C. ed è morto intorno al 125. Scrittore e filosofo greco antico, ha studiato ad Atene ed è stato fortemente influenzato dalla filosofia di Platone. La principale fonte sulla sua vita è la sua stessa opera. Si pensa che sia nato da una famiglia ricca. Secondo alcuni il padre è identificabile con uno degli interlocutori del De sollertia animalium, un certo Autobulo; secondo altri con un tale Nicarco; tuttavia il filologo Wilamowitz, e con lui la maggior parte degli studiosi, ritengono che ogni ipotesi sia completamente indimostrabile. Si suppone comunque che Plutarco non avesse buoni rapporti col padre, anche se a volte ne cita i consigli. Plutarco ricordava invece con stima il nonno paterno Lampria, e il bisnonno Nicarco.
Nel 60 Plutarco si stabilì ad Atene dove conobbe e frequentò Ammonio, di cui divenne il più brillante discepolo. Studiò retorica, matematica e filosofia platonica. Nel 66 conobbe Nerone, verso il quale fu sempre benevolo, poiché l'imperatore esentò la Grecia dai tributi. Plutarco compì molti viaggi: Sparta, Tespie, Tanagra, Patrie e Delfi. Appena fece ritorno ad Atene, fu nominato arconte eponimo, sovrintendente all'edilizia e ambasciatore presso Acaia ed istituì nella sua casa una Accademia sul modello di quella ateniese.
Nel 70 sposò Timossena di Cheronea. Secondo alcune fonti il padre della donna era contrario al matrimonio, ma, dopo un sacrificio ad Eros, i due poterono sposarsi. Plutarco ebbe da Timossena cinque figli, che pare abbia allevato personalmente: Soclaro e Cherone, che morirono in tenera età, Autobulo, Plutarco e Timossena, l'unica femmina, anche lei morta molto giovane. Secondo le fonti Timossena era una donna forte e di grande virtù, molto legata al marito e di tale cultura da scrivere un libro sull'amore per il lusso, destinato all'amica Aristilla.
Plutarco visitò l'Asia, tenne conferenze a Sardi e ad Efeso, fece frequenti viaggi in Italia e soggiornò anche a Roma, probabilmente tra il 72 e il 92, dove scrisse in alcune lettere di vivere una vita semplice ma serena. A Roma insegnò ed ebbe il sostegno delle autorità: l'imperatore gli conferì la dignità consolare e il senatore Mestrio Floro la cittadinanza romana.
Dopo l'esperienza romana, tornò in Grecia e nel 105 fu eletto sacerdote nel santuario di Apollo a Delfi. Nel 117 l'imperatore Adriano gli conferì la carica di procuratore. Ritiratosi a Cheronea, si dedicò alla sua famiglia e morì tra il 119 e il 125. , ma molti oggi indicano date che vanno oltre il 120-125.
Le sue opere più importanti sono i Moralia e Le vite parallele. I Moralia sono un’ottantina di scritti, che abbracciano tematiche diverse. I titoli delle opere di Plutarco sono ricordati in latino: si diceva che fosse così perché vennero organizzate dal monaco Planide, ma anche Planide era greco. Molto probabilmente i titoli erano in greco, ma passarono in latino quando entrarono nel mondo romano.
“De Erodoti malignitate” è un opuscolo di Plutarco che si trova nei Moralia, che insultava Erodoto, accusandolo di cattiveria. Plutarco attacca Erodoto, che a sua volta aveva attaccato i Tebani perché si erano arresi a Serse. Erodoto aveva fatto vedere nella scelta politica dei Tebani una scelta voluta; Plutarco invece va contro Erodoto per la figura che ha fatto fare alla Beozia.
“I precetti” rappresentano il pensiero politico di Plutarco, sono indirizzati ad un amico che stava per ricoprire una carica romana, a cui Plutarco dà dei consigli. Gli dice che qualunque carica ricopra, deve ricordarsi che “Comandi, ma sei a tua volta comandato”. Plutarco sostiene che in politica è assurdo rifarsi a un glorioso passato che non esiste più: la situazione è diversa; sarebbe come se i bambini mettessero le scarpe dei padri, è un’azione funesta. Ricordare gli esempi degli antenati non ha nessun senso perché la situazione è troppo diversa, si rischia di sollevare il popolo inutilmente. Ci sono esempi che vanno richiamati, ma non quelli che gonfiano la gloria militare, perché non si possono più avere. Ricordare questi eventi ha l’unico risultato di far gonfiare vanamente la gente che ascolta. Permane quindi in lui l’idea di ricordare del passato solo ciò che è trasportabile nel presente: per esempio la multa a Frinico, l’amnistia dell’epoca dei Trenta, per aver fatto una tragedia sulla presa di Mileto, momento vergognoso per la storia ateniese.
Una sua frase celebre, che rappresentava al meglio la situazione contemporanea, è: “Ricordati sempre del calzare romano che hai sulla testa”. Con questa affermazione non voleva dire che il romano era cattivo, ma che ormai non erano più i greci a decidere.
Sotto la sua spinta, Delfi riacquistò molto prestigio. Scrisse addirittura opere sulla perdita di importanza degli oracoli, per riportarne in auge il peso. In “Iside e Osiride” ha cercato creare un sincretismo, assimilando la religione egizia alla greca, trovando un’origine comune ai miti, rivalutando le credenze greche a cui lui era molto legato: cercava di vedere nel nuovo qualcosa di antico, di far riemergere il passato ogni volta che era possibile. Per esempio nel paragone tra Aristofane e Menandro, o nel trattato su come i giovani devono leggere i poeti.