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Profili dottrinali dello stato moderno

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  • Descrizione: Abbiamo detto che lo Stato moderno in senso proprio nasce come Stato assoluto, dove si vede impegnato il sovrano come garante dell'ordine e i sudditi all'obbedienza attraverso il cosiddetto "apctum subiectionis". Nascono allora varie questioni filosofiche - giuridiche su l'ordine, l'obbedienza, il sovrano e la natura del patto. Questi termini assumono significati molto diversi se considerati ad es. nello Stato dei ceti o nello Stato moderno assoluto o ancora, nello Stato costituzionale. Analizziamo il concetto di obbedienza. Tale concetto si riferisce ad un certo tipo di comportamento dei consociati. Nell'ambito dello Stato moderno, l'obbedienza verso un sistema di regole imputabili in modo unitario al sovrano, si accerta dall'esterno.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Abbiamo detto che lo Stato moderno in senso proprio nasce come Stato assoluto, dove si vede impegnato il sovrano come garante dell'ordine e i sudditi all'obbedienza attraverso il cosiddetto "apctum subiectionis". Nascono allora varie questioni filosofiche - giuridiche su l'ordine, l'obbedienza, il sovrano e la natura del patto. Questi termini assumono significati molto diversi se considerati ad es. nello Stato dei ceti o nello Stato moderno assoluto o ancora, nello Stato costituzionale.
    Analizziamo il concetto di obbedienza. Tale concetto si riferisce ad un certo tipo di comportamento dei consociati. Nell'ambito dello Stato moderno, l'obbedienza verso un sistema di regole imputabili in modo unitario al sovrano, si accerta dall'esterno. Quindi, secondo Hobbes, si delinea un'obbedienza meramente esterna: al suddito non si chiede di essere necessariamente convinto del contenuto del comando, ma si chiede l'obbedienza al comando del sovrano, al fine di garantire la pace sociale, intesa come mero ordine, rinunciando alle proprie convinzioni religiose, morali, coscienziali, ecc. Si ha la scissione tra foro interno e foro esterno.
    Il concetto di ordine nelle società cetuali nasce in modo spontaneo in quanto parliamo di comunità. L'ordine cetuale poggia sulla collaborazione, sul consenso, sull'adesione. L'ordine premoderno coinvolge anche il foro interno, si richiede un'obbedienza integrale non scissa, non formale, non esterna, ma un obbedienza volontaria e consensuale.

    La contrapposizione tra ordine statuale e ordine cetuale può divenire, in un certo senso, quella tra monismo e pluralismo. Il pluralismo cetuale però, o meglio il dualismo istituzionale, riproponeva un'asimmetria nelle sfere di potere e favore di quella prevalente del principe. E nello Stato moderno assoluto riscontriamo d'altra parte continui patteggiamenti del sovrano con residuali centri di potere autonomo. Con ciò vogliamo intendere che la definizione che lo stato moderno nasce come sovrano il cui potere è accentrato, questa caratterizzazione è presente più nella ideologia dello Stato moderno che nello svolgimento delle vicende dello stesso. Si presentano, infatti, movimenti, attività, gruppi, associazioni, che mettono in crisi lo Stato.
    Quindi la caratteristica principale dello Stato moderno è che esso nasce come conseguenza della cessazione delle guerre civili e si struttura intorno al concetto di ordine formale, ordine meramente esterno.
    Nella ideologia del Leviatano, la sovranità sembra costruirsi in relazione al sovrano; quindi in relazione a chi pone il comando. Il comportamento comunitario viene ridotto alla questione dell'obbedienza dei sudditi.  

    L'obbedienza viene intesa in modi diversi: viene considerata come un comportamento che rappresenta una forma di riconoscimento del comando. Il sovrano, per Hobbes, monopolizza senza dubbio la produzione giuridica, ma non certo in mondo delle decisioni. Infatti nello stato assoluto, si è detto che il suddito deve uniformarsi ai comandi del sovrano, ma ciò è richiesto in mondo esterno e formale. Si riconosce, cioè, al suddito, la possibilità di decidere scindendo, appunto la questione dell'obbedienza, dalla questione della valutazione del comando da eseguire. Quindi il sovrano può non avere il consenso (approvazione interna, obbedienza per convinzione), ma deve necessariamente avere il riconoscimento. Diremo allora che nello Stato moderno, il riconoscimento si presenta già distinto rispetto al fenomeno del consenso, quindi devono essere considerati due fenomeni distinguibili.
    Sintetizzando: il mondo di Hobbes è il mondo dei comandi, ma la ricezione del comando e la disponibilità alla esecuzione dello stesso, presuppongono necessariamente il riconoscimento del carattere di fonte autoritativa del comando stesso. Ciò non significa che il riconoscimento, sia anche riconoscimento sostanziale e quindi consenso o adesione sul contenuto del comando. Nello stato cetuale, invece, riconoscimento e consenso sui contenuti dei comandi sono convergenti perché si tratta di un ordine spontaneo e non imposto dal sovrano.
    Ma anche qui i due fenomeni devono essere distinti perché altrimenti non si comprenderebbe l'evolversi dello Stato per ceti verso nuove forme di assetto istituzionale.
    Più in là, lo Stato rappresentativo e democratico sancirà la sovranità popolare che significa la presunzione che tutto ciò che viene deciso attraverso il sistema di rappresentanza, avviene grazie alla sovranità del popolo, e per il popolo.
    Così come il riconoscimento è un atto di decisione minimale, allo stesso modo una decisione di opposizione oltre che ai contenuti, avvia al processo di disconoscimento di un'autorità e quindi alla privazione del carattere autoritativo.
    Esiste poi il fenomeno dell'indifferenza, l'apolitica ossia l'indifferenza verso il potere costituito. Essa è legata ai contenuti e non invece al riconoscimento in senso formale. Es. negli Stati Uniti o in Francia il fenomeno dell'astensionismo dal voto. Comunque sia, l'indifferenza presuppone sempre il riconoscimento in senso formale: se l'indifferenza si tramuta in decisione di opposizione, si comincia a parlare del disconoscimento del potere costituito.

    Abbiamo compreso che esiste un nesso imprenscindibile tra sovranità e riconoscimento. La sovranità è intesa come potere politico supremo, esclusivo e non derivato. Gli studiosi del diritto, l'hanno intesa come una categoria giuridica che trasforma la forza in potere legittimo. Ciò nella visione classica, nello Stato assoluto. Oggi la sovranità è intesa come un elemento essenziale dello Stato, assieme al popolo e al territorio: è praticamente l'organizzazione giuridica del potere politico relativo a quel popolo su quel determinato territorio.
    Il Kelsen ha formulato una sua teoria sulla sovranità, partendo dall'efficacia. L'efficacia è l'obbedienza. Il diritto deve essere riconosciuto come diritto degli uomini che scelgono quel tipo di potere e lo investono di carattere della sovranità.
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