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Risaie irrigue e formicai umani

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  • Descrizione: L'irrigazione rende intensiva l'agricoltura assai più del concime sui campi asciutti. Essa fa aumentare il rendimento accrescendo l'effetto del periodo vegetativo, ma soprattutto serve per certe colture che non prosperano se non nell'acqua: tra queste, la risaia inondata occupa una posizione tanto preminente da configurare una vera e propria "civiltà del riso". Il riso cresce immerso in uno strato d'acqua che bisogna far alzare di livello di mano in mano che le piantine si sviluppano: esige dei terreni piatti, in primo luogo le pianure irrigabili.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: L'irrigazione rende intensiva l'agricoltura assai più del concime sui campi asciutti. Essa fa aumentare il rendimento accrescendo l'effetto del periodo vegetativo, ma soprattutto serve per certe colture che non prosperano se non nell'acqua: tra queste, la risaia inondata occupa una posizione tanto preminente da configurare una vera e propria "civiltà del riso".
    Il riso cresce immerso in uno strato d'acqua che bisogna far alzare di livello di mano in mano che le piantine si sviluppano: esige dei terreni piatti, in primo luogo le pianure irrigabili. Per questo la popolazione si accumula in modo impressionante nelle regioni deltizie e nelle valli. Il regno della risaia inondata segna l'incontro delle civilizzazioni indiana e cinese.
    Tutti i terreni utilizzabili offrono l'immagine di una scacchiera a riquadri regolari ma minuscoli, delimitati da arginelli per contenere gli specchi d'acqua.
    Per riservare al riso il maggiore spazio possibile, non si coltivano foraggi e non si alleva bestiame; perciò i lavori si devono fare a mano. Senza allevamento, quindi senza letame, il contadino è costretto a raccogliere ogni rifiuto domestico per ingrassare il terreno.
    Il sistema dei trapianti, lasciando libera la risaia mentre le nuove pianticelle spuntano nel vivaio, permette di inserire nel ciclo annuo una seconda coltura, o anche una terza nelle zone più calde e umide.
    Ma se la resa è notevole, la produttività della fatica manuale rimane debole.
    Il paesaggio è frutto di una fatica secolare: per lasciare più spazio alle colture, gli uomini si raccolgono in villaggi a catena. L'insediamento è sempre di tipo accentrato: il villaggio è espressione di un'antica struttura comunitaria.
    Il contadino è rimasto sempre abituato ai legami collettivi, e ha dimostrato un immediato adattamento dove s'è instaurato il comunismo.
    Benché la risicoltura richieda tanto lavoro, la massa di manodopera non può essere completamente impiegata, visto che in media la superficie delle aziende familiari è inferiore all'ettaro. Una povertà generale è la conseguenza di tale situazione, soprattutto dove la maggior parte del suolo coltivabile si trova in poche mani di grandi proprietari.
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