Descrizione:Rosaura è una giovane innamorata nella Commedia dell’Arte. Recita senza maschera, per porre in risalto grazia e sentimentalismo, e indossa un elegante abito blu arricchito da fiocchi e nastri, maschera e scarpette sono azzurre, i capelli biondi, sempre bene acconciati e ripresi da nastrini e gioielli; in mano reca spesso un ventaglio di colore rosa.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Rosaura è una giovane innamorata nella Commedia dell’Arte. Recita senza maschera, per porre in risalto grazia e sentimentalismo, e indossa un elegante abito blu arricchito da fiocchi e nastri, maschera e scarpette sono azzurre, i capelli biondi, sempre bene acconciati e ripresi da nastrini e gioielli; in mano reca spesso un ventaglio di colore rosa. I tratti tipici – l’esprimersi in un italiano letterariamente “poetico”, il manifestarsi in poche trame immutabili, corrispondenti alle scarse variazioni dei temi di amore corrisposto, non corrisposto oppure ostacolato – non permettono di individuarla indicandone contorni segnati al pari di quelle delle vere e proprie maschere.
Tra le attrici che recitarono sotto questo nome, è possibile ricordare Anna Arcagnati Savorini nel XVII secolo. La Commedia dell’Arte lasciò in eredità la pallida silhouette di Rosaura alla successiva commedia letteraria di carattere: la ritroviamo, più volte, nelle opere di Goldoni. Protagonista de “La donna di garbo”, Rosaura, giovane donna di umili origini, si presenta decisa, lucida, determinata. La descrizione che il titolo vorrebbe suggerirne esula alquanto da un personaggio che, tutto adulazioni e raggiri, si distingue più per una donnesca furberia che per il garbo, nell’accezione del termine che sa di educazione e buone maniere. Rosaura, di certo, è colta. Dell’erudizione, superiore a quella dei personaggi-maschere con cui si misura, fa la sua arma vincente, sollevandosi subito dalla sua umile situazione sociale. Ma più che garbata, nei modi e nel dire, ella risulta scaltra, calcolatrice, con un chiaro obiettivo da raggiungere, e cioè riscattare l’offesa arrecata al suo onore: intento con il quale si inserisce nella scia delle donne goldoniane capeggiate dalla Locandiera, animato dalla «vendetta contro tutto l’orgoglioso esser virile». Coraggiosa, comunque si svolga, la scelta del tema da parte dell’autore, che rivela fin dalla prima commedia «la propensione a considerare l’universo muliebre (femminile) con occhi nuovi, disincantati rispetto alla secolare tradizione maschilistica di matrice patriarcale» (Gastone Geron). Facile, per la giovane, la vittoria sugli altri «caratteri», ancora pressoché inesistenti, calati in comportamenti fissi molto vicini alle maschere. Quasi nullo, poi, l’antagonista, il seduttore senza cuore, ritratto in modo tanto scialbo «che si stenta ad intendere come una ragazza di buon senso, anzi d’ingegno come Rosaura, abbia potuto amoreggiare con lui per un intero anno: e, quel che è peggio, si fidi infine a legarsi in matrimonio» (G. G.). La protagonista non possiede ancora la profondità psicologica che conviene alla definizione di un personaggio a tutto tondo, così perfetta, diremmo «meccanica» nel calcolare l’adulazione, così irreprensibile nello svolgimento delle sue mansioni e stereotipata nelle continue citazioni latine. Il personaggio pone premesse fondamentali nella definizione del carattere, femminile ma non solo, verso cui l’autore sta cominciando a muoversi. Rosaura si presenta, infatti, con un programma e una consapevolezza sconosciuti al mondo delle maschere, sulle quali proprio grazie a questi può ergersi vincente. Protagonista della commedia “La vedova scaltra”, è un vivace personaggio femminile, e si presenta intraprendente e padrona del proprio destino, in contrasto con il retaggio di una società «ancora legata ai codici comportamentali di derivazione patriarcale» (G. G.).
Definita dai suoi pretendenti «molto propria e civile», con il «brio delle mademoiselle di Francia» unito a una «gravità che rapisce», la vedova si inserisce fra le donne goldoniane che aprono la strada alla Mirandolina de La locandiera, pronte a misurarsi con la realtà d’ambiente attraverso l’arma vincente della femminilità. Ma se la donna di garbo finiva essa stessa per calarsi in atteggiamenti rigidi, vicini alla maschera, nella sua conoscenza continuamente esibita solo per fare un esempio, questa Rosaura si definisce in forme più armoniche, provando di essere «scaltra» nell’ambito della scelta di un nuovo marito. La vicenda si restringe a una questione fra galanteria e civetteria, anche se la protagonista, più completa e ricca di sfumature, si stacca subito dai cavalieri, molto prossimi alla caricatura. Ancora una volta la femminilità è colta non tanto nel suo aspetto più sentimentale, bensì in un’arte sapientemente costruita sul ragionamento, «nel risolvere non mi consiglierò col cuore, ma con la mente», e sulla determinazione che nasce dalla fiducia sulle proprie capacità, «son donna e le donne sanno l’arte di pretendere e comandare»; «chi non ha coraggio di procurare la sua fortuna, mostra espressamente di non meritarla».
Rosaura ha già pagato il suo debito sociale: è vedova d’un vecchio, sposato evidentemente per interesse, desiderato per lei dal Dottore, suo padre. Ma ora può, libera, pretendere di scegliere: «è troppo barbara quella legge che vuol disporre del cuore delle donne a costo della loro rovina». «Scaltra», dunque, ella si mostra nelle intenzioni ultime, nel destreggiarsi in mezzo a tanta corte di pretendenti, in un contesto sociale che la vorrebbe regina di corteggiamenti e adulazioni, ma poi condannata a un’obbedienza difficile, se dovuta a un cattivo consorte.