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Senilità - Italo Svevo

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  • Descrizione: Scritto tra il 1896 e il 1898, anno della pubblicazione, ma forse iniziato già verso il 1892, il titolo originario di Senilità doveva essere Il carnevale di Emilio: a ribadire una forte volontà antinaturalistica, Svevo scelse invece quel titolo proprio per indicare uno stato della coscienza e dell’interiorità, piuttosto che un riferimento al singolo personaggio del romanzo. Il romanzo, alla sua apparizione, ebbe scarso successo, ancora meno di Una vita, e ciò fu dovuto al carattere sostanzialmente nuovo e allo sfondo del tutto problematico del romanzo.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: Scritto tra il 1896 e il 1898, anno della pubblicazione, ma forse iniziato già verso il 1892, il titolo originario di Senilità doveva essere Il carnevale di Emilio: a ribadire una forte volontà antinaturalistica, Svevo scelse invece quel titolo proprio per indicare uno stato della coscienza e dell’interiorità, piuttosto che un riferimento al singolo personaggio del romanzo. Il romanzo, alla sua apparizione, ebbe scarso successo, ancora meno di Una vita, e ciò fu dovuto al carattere sostanzialmente nuovo e allo sfondo del tutto problematico del romanzo. La critica letteraria italiana rivalutò il romanzo soltanto molto più tardi: ma fino verso gli anni Cinquanta Senilità, forse a causa del giudizio espresso da una voce autorevole come Eugenio Montale, venne ritenuto addirittura superiore alla Coscienza di Zeno.
    La vicenda è ancora una volta modellata su consistenti riferimenti autobiografici: il lavoro da impiegato del protagonista, i suoi tentativi letterari, le amicizie artistiche. Ma su tutto spicca, e questo in modo ancora più convincente rispetto a Una vita, il carattere dell’inettitudine del protagonista, la sua incapacità a instaurare con la realtà esterna un rapporto di comprensione e di dialogo.
    La senilità è dunque una precoce vecchiaia, una disposizione sentimentale, tutta interiore e simbolica, una incompiutezza della vita, una inettitudine che avviene non più sui binari ribelli e polemici di Una vita, ma su quelli patetici e malinconici di Emilio Brentani. Se Alfonso Nitti, il protagonista del primo romanzo sveviano, trasforma la propria incapacità alla vita in una tensione disperata verso la morte, Emilio cerca l’approdo fallimentare in una ormai definita malattia, in una sensualità eterna e negativa. Nel romanzo Emilio rinuncia a qualsiasi istanza antagonistica, evita lo scontro con l’amore e con il successo, o meglio, da uno scontro con essi esce consapevolmente sconfitto e renitente. Emilio vive una vita grigia e monotona, divisa tra il lavoro impiegatizio e le fallimentari aspirazioni letterarie: di fronte all’inaspettato amore di Angiolina, davanti alla sua esuberante vitalità, egli si dimostrerà impreparato ad assumere con coraggio i rischi di una scelta perentoria e definitiva. La sua senilità consiste proprio in questo assurdo calcolo, nei doveri che lo opprimono e che contrastano con l’autenticità dei propri sentimenti: la contraddizione che ne deriva rende il protagonista incerto e oscillante, spesso meschino, conformista e solitario. “Divenne triste, - scrive Svevo nell’ultima pagina del romanzo - sconsolatamente inerte, ed ebbe l’occhio limpido ed intellettuale”.
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