Descrizione:Le sezioni sono tagli o spaccati attraverso la stratificazione che consentono di apprezzare la dimensione verticale dell’insediamento così come è venuto accumulandosi attraverso il tempo. I metodi di Wheeler e di Lamboglia non curavano oltre un certo limite la documentazione delle unità che non venivano attraversate dalle sezioni.
Tipologia:Università
Testo completo:Le sezioni sono tagli o spaccati attraverso la stratificazione che consentono di apprezzare la dimensione verticale dell’insediamento così come è venuto accumulandosi attraverso il tempo. I metodi di Wheeler e di Lamboglia non curavano oltre un certo limite la documentazione delle unità che non venivano attraversate dalle sezioni. Fino agli anni 20 e 40 in Inghilterra, e forse anche oltre, in Italia le sezioni erano in primo luogo spaccati architettonici. In seguito l’uso della sezione si è diffuso con predilezione per gli spaccati che documentavano strati orizzontali, per lo più isolati dalle loro rispettive strutture murarie, per cui essi apparivano come stretti pozzi stratigrafici. Più limitata è la sezione, più facilmente si raggiunge la sensazione di imbattersi in una stratificazione eminentemente orizzontale, e di avere quindi in mano la chiave della stratificazione di un sito. Da queste sezioni striminzite occorre passare ad ampie sezioni stratigrafiche gremite di strati che sono quelle più rappresentative dell’azione dell’uomo, specie in ambito di centro abitato.
La sezione serve a mostrare le relazioni fisiche della stratificazione lungo un determinato piano verticale, la cui posizione nello spazio deve figurare in pianta.
La sezione rappresenta dunque se stessa o poco più. Considerare dunque la sezione come migliore guida per una corretta procedura di scavo ha poco senso; perché si scava immersi in uno spazio tridimensionale, mentre la sezione conosce solamente due dimensioni. Solamente la pianta quotata riesce in qualche modo a rendere le tre dimensioni nella bidimensionalità di un foglio.
Un progresso rispetto alla rigida griglia wheelleriana l’aveva compiuto Lamboglia, che evitava saggi troppo limitati e disponeva sezioni volanti lungo i punti cruciali dello scavo. Le quote venivano prese attraverso cordini tesi in aria e per quanto possibile a livello attraverso lo scavo.
Si ricavava in tal modo dal disegno solo il profilo delle superfici degli strati prima del loro scavo, ma non la rappresentazione del loro volume. Il rischio era costituito dal moltiplicarsi delle sezioni. Per questa e per altre ragioni il metodo Lamboglia non riuscì a superare il livello raggiunto dalla migliore archeologia di scavo fra le due guerre.
Se si mettono in pianta si quotano e si schedano tutte le unità stratigrafiche non è più necessario moltiplicare le sezioni. Bastano quelle relative alle pareti dello scavo e qualche altra relativamente significativa, ricavabile magari dalle stesse piante quotate delle unità stratigrafiche, posto che le quote siano sufficientemente frequenti o siano state prese lungo allineamenti preferenziali.