Sistema sociale con la monarchia imperiale

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Descrizione

La definizione del sistema sociale si realizzò con il consolidamento della monarchia imperiale. La gerarchia sociale fu ristrutturata attorno ad una nuova posizione di vertice, che si sovrappose alla ristretta cerchia delle famiglie dell’oligarchia: a partire da Augusto, non ci furono diversi principes civitates con le loro factiones, ma soltanto un solo princeps del senato, del popolo e di tutto il genus humanum.

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La definizione del sistema sociale si realizzò con il consolidamento della monarchia imperiale. La gerarchia sociale fu ristrutturata attorno ad una nuova posizione di vertice, che si sovrappose alla ristretta cerchia delle famiglie dell’oligarchia: a partire da Augusto, non ci furono diversi principes civitates con le loro factiones, ma soltanto un solo princeps del senato, del popolo e di tutto il genus humanum. Il princeps disponeva di un potere illimitato. In possesso della tribunicia potestas, il sovrano poteva prendere l’iniziativa legislativa o decidere qualsiasi provvedimento; quale detentore dell’imperium proconsulare maius governava le province senatorie insieme con i magistrati nominati dal senato; da solo governava le province imperiali tramite i suoi legati; era comandante supremo dell’esercito; quale garante dei buoni mores, gli spettava il diritto di ammettere persone idonee nell’ordine equestre ed homines novi nell’ordine senatorio, o di espellere cavalieri e senatori dal loro ordine. L’imperatore deteneva la più alta dignitas nella società romana, in virtù non solo del suo potere costituzionalmente assicurato, ma anche della sua posizione personale; poteva appellarsi alla sua personale auctoritas. Il sovrano era l’incarnazione ideale di tutte le antiche virtù romane, virtus, clementia, iustitia e pietas. Il suo prestigio veniva espresso anche dalla titolatura imperiale (imperator Caesar Augustus), dal suo abito, dalle insegne e dal cerimoniale legato alla sua persona. Il suo prestigio era rafforzato dal suo carisma religioso, che gli assicurava una venerazione cultuale e una diretta divinizzazione. L’imperatore era l’uomo più ricco dell’Impero romano: disponeva del patrimonium Augusti, la proprietà imperiale della corona, e della propria res privata, la proprietà privata personale. La definizione della gerarchia sociale di Roma non derivò soltanto dall’esistenza di questa nuova posizione sociale di vertice. Tra il detentore di tale posizione ed i gruppi sociali esistevano rapporti sociali, che consistevano in legami reciproci tra l’imperatore ed i singoli ordini ed altri gruppi della popolazione organizzati corporativamente. I rapporti sociali tra singole persone e gruppi di persone si fondavano, durante la repubblica, sull’amicitia e sul rapporto patronus-cliens. Anche il princeps trattava i senatori eminenti ed i cavalieri come suoi amici; erano persone con cui egli aveva rapporti sociali, persone che venivano chiamate nel consilium principis. L’amicus Caesaris si distingueva dagli uomini ordinari, mentre la perdita di questo prestigio era equivalente ad una caduta sociale o ad una rovina politica. La massa dei sudditi aveva con l’imperatore un rapporto che corrispondeva a quello tra i clientes ed il patronus; da quando Augusto, nel 2 a.C., assunse il titolo di pater patriae, l’Impero venne ad essere sotto la sua protezione come in un rapporto clientelare. L’imperatore era anche il defensor plebis, che garantiva alla plebe urbana romana donazioni di grano, di denaro e giochi pubblici. I singoli gruppi sociali si trovarono ad avere nuove funzioni e nuove e ben definite posizioni. Furono determinate le funzioni statali dei gruppi di vertice della società romana, cioè dei senatori e dei cavalieri. L’attività pubblica dei senatori assunse un carattere nuovo, in quanto il servizio dello Stato divenne servizio dell’imperatore. I legati Augusti, al vertice delle legioni e delle province imperiali, ed altri funzionari statali di nomina imperiale, interpretarono il loro officium come servizio a favore dell’imperatore. Lo stesso consolato venne considerato una ricompensa per i servizi resi alla persona dell’imperatore. Da Augusto in poi, i cavalieri potevano essere impiegati come procuratores Augusti nell’amministrazione del patrimonio imperiale e nell’amministrazione dell’economia e delle finanze dell’Impero. La posizione di un senatore all’interno del proprio ordine non derivava più dall’origine, dal patrimonio e dall’aver ricoperto cariche tradizionali, ma era la conseguenza della sua ammissione o non ammissione alla carriera amministrativa nel servizio imperiale; i cavalieri si differenziavano tra di loro in base al fatto di aver ricoperto o meno funzioni statali ed in base al grado raggiunto nella carriera amministrativa equestre. Anche tra gli schiavi ed i liberti si formò una nuova struttura gerarchica con la creazione di un gruppo di vertice influente, quello dei servi e liberti imperiali. Nell’imperium Romanum, i rapporti sociali cambiarono anche perché il sistema sociale romano si diffuse nella maggior parte dell’Impero. Con la diffusione del sistema economico romano nell’Occidente latino e con l’integrazione dell’Oriente greco nella vita economica dell’Impero si formò un’articolazione sociale. Gli strati sociali più elevati dell’Impero non coincisero più con lo strato sociale superiore d’Italia: in questi strati ebbero accesso le famiglie più importanti delle province; gli strati sociali inferiori nelle singole parti dell’Impero ebbero un carattere più omogeneo di prima. Questo processo si può osservare nella penetrazione dei provinciali fino ai vertici di comando dell’Impero. Sotto i Flavi, uomini eminenti delle province formarono all’interno dell’ordine senatorio un gruppo molto influente. Con Traiano, salì al trono il primo imperatore provinciale; Adriano era un conterraneo ed uno stretto parente di Traiano, la famiglia di Antonino Pio veniva dalla Gallia meridionale, quella di Marco Aurelio era originaria della Baetica. L’integrazione delle province e dei provinciali fu promossa mediante la costruzione di un’adeguata rete stradale, l’introduzione dell’amministrazione unitaria, l’impiego dei provinciali nel servizio militare romano, la concessione della cittadinanza romana e l’urbanizzazione. Caracalla, con la Constitutio Antoniniana, concesse la cittadinanza a tutti gli abitanti liberi dell’Impero. L’urbanizzazione venne realizzata con l’insediamento pianificato di veterani delle legioni o di proletari urbani romani in coloniae, oppure con la concessione dell’autonomia cittadina a comunità indigene trasformate in municipia; nell’Oriente greco furono fondate poche città nuove e furono favorite le poleis greco-ellenistiche. Nell’Impero romano si crearono le condizioni per un’assimilazione delle strutture sociali: la società era formata da una parte dagli strati sociali superiori, che rappresentavano l’élite dirigente delle città ed i ricchi proprietari terrieri, i cui gruppi più facoltosi furono ammessi nell’ordine equestre ed in quello senatorio; dall’altra, dagli strati sociali inferiori della città e della campagna, i cui componenti vivevano secondo forme di dipendenza sociale. Gli strati sociali più bassi della popolazione delle singole parti dell’Impero erano molto diversi tra di loro. L’Impero romano fu contraddistinto da un sistema economico e sociale omogeneo, nel senso che questo sistema o era chiaramente definito, o indicava la direzione del processo di sviluppo economico e sociale senza che esistessero modelli alternativi.