Societa tardo-romana e caduta dell'imperium romanum

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Descrizione

Nell’Impero tardo-romano, le sofferenze della popolazione furono peggiori di prima e bisogno e miseria colpirono vasti settori. Rimase un solo strato della popolazione, poco numeroso, a vivere in prosperità. Le tensioni sociali, dunque, furono molto acute. I continui disordini sociali indicano le gravi tensioni esistenti all’interno della società tardo-romana; le ragioni sono molte e di varia natura.

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Nell’Impero tardo-romano, le sofferenze della popolazione furono peggiori di prima e bisogno e miseria colpirono vasti settori. Rimase un solo strato della popolazione, poco numeroso, a vivere in prosperità. Le tensioni sociali, dunque, furono molto acute. I continui disordini sociali indicano le gravi tensioni esistenti all’interno della società tardo-romana; le ragioni sono molte e di varia natura. I lavoratori agricoli fuggivano di fronte alla pressione fiscale ed al cattivo trattamento, si riunivano in bande di briganti e costringevano lo Stato romano a provvedimenti militari. Il movimento dei Bagaudae, i cui componenti sono indicati come rusticani, agrestes, rustici, agricolae, aratores, pastores e latrones, ricalcava modelli antichi; esso divampò in Gallia ed in Spagna fino al V secolo. Gli stessi movimenti di resistenza contadini potevano essere legati a motivi prima sconosciuti, che contribuirono al loro sviluppo. Il movimento dei circumcelliones sconvolse l’Africa settentrionale e rappresentò il movimento di resistenza contadina più vasto nell’Impero tardo-romano. Esso era costituito dai lavoratori stagionali delle grandi proprietà, che da una parte vivevano senza regolari entrate, ma dall’altra non dipendevano personalmente dai proprietari terrieri; ad essi si erano uniti coloni e schiavi fuggiaschi. Questo movimento nacque come corrente religiosa, in quanto scaturì dallo scisma donatista e s’indirizzò contro la Chiesa cattolica. A Roma scoppiarono rivolte per fame, poiché spesso vennero a mancare il grano ed il vino a causa dei cattivi raccolti, delle difficoltà di trasporto, dei conflitti politici e per la corruzione. Alla base delle rivolte, le ragioni erano le stesse: le tensioni sociali nelle città, causate dalla povertà di vaste masse popolari e dall’oppressione statale. Questi movimenti di resistenza non portarono ad una rivoluzione sociale degli strati inferiori. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, la forma determinante della dipendenza sociale fu il vincolo delle masse dei coloni ai grandi proprietari terrieri. Un movimento rivoluzionario unitario fu impossibile perché l’orizzonte intellettuale degli strati sociali oppressi arrivava a comprendere, al massimo, la ribellione contro la violenza e l’oppressione, ma non lo sviluppo di una teoria rivoluzionaria per il cambiamento della società. Nell’Impero tardo-romano, non ci fu una classe rivoluzionaria omogenea: gli interessi dei singoli gruppi sociali oppressi potevano essere differenti in relazione alla loro posizione ed al loro grado di dipendenza, e tali differenze potevano manifestarsi all’interno di una stessa rivolta. Lo Stato romano era abbastanza forte per reprimere singole rivolte. Le sollevazioni e i disordini, dunque, poterono avere solo un ruolo molto limitato nel processo che condusse al dissolvimento del sistema di dominio romano. Il nemico principale degli scontenti non era lo strato dei grandi proprietari terrieri, ma l’apparato statale; l’opposizione al dispotismo imperiale era un obiettivo che veniva incontro anche agli interessi dei grandi proprietari terrieri. Il declino dell’Impero romano d’Occidente è un processo il cui aspetto storico-sociale consiste nel fatto che l’ordinamento statale romano fu sostenuto da un unico strato, molto esiguo, del proprio apparato di potere, diventando un peso per la società. Il sistema della mobilità sociale, nel tardo Impero, risultò una forza distruttrice. Il regime imperiale favorì un sistema sociale statico, con la rigida coercizione professionale e con la prescrizione dell’ereditarietà obbligatoria della professione per commercianti, artigiani, coloni e curiali. Possibilità di avanzamento sociale erano concesse a diversi gruppi della popolazione: nell’apparato dei funzionari statali e nell’esercito ci furono buone possibilità di avanzamento. Da una parte, dunque, lo Stato, insistendo sul principio dell’obbligatorietà e dell’ereditarietà professionali, si attirò l’odio dei gruppi della popolazione che ne erano coinvolti; dall’altra, con l’apertura di possibilità di avanzamento, contribuì a minare il sistema delle coercizioni. Con il favore verso lo strato privilegiato dei funzionari e dei militari, lo Stato fomentava insoddisfazione e odio tra le masse dei non privilegiati. Il distacco della società tardo-romana dallo Stato si manifestò nel fatto che, in Occidente, le grandi proprietà terriere formarono entità economicamente e politicamente indipendenti all’interno dello Stato. Esse erano autosufficienti, ed il proprietario terriero si ritirava sempre più nel suo latifondo. Là essi esercitavano i poteri dello Stato: potevano giudicare i propri coloni o potevano nominare i giudici a loro arbitrio, avevano il diritto di comminare punizioni corporali e di condannare a morte. Fecero assegnamento su personale proprio nella difesa contro gli attacchi dei barbari; molte proprietà furono fortificate; molti proprietari terrieri armarono il proprio personale contro usurpatori e barbari.
Il distacco tra la popolazione dell’Impero ed il regime imperiale fu aggravato dal movimento del patrocinio. Si trattava di una forma di fuga, di fronte all’ingiustizia ed alla pressione fiscale, di singoli contadini indipendenti e coloni o degli abitanti di interi insediamenti. Essi si mettevano sotto la protezione (patrocinium) di una persona influente dell’esercito o dell’amministrazione civile o di un grande proprietario terriero potente, che ripagavano con prodotti agricoli o denaro. Tra grandi proprietari terrieri e strati inferiori si andò manifestando una comunanza d’interessi, che andava contro gli interessi dello Stato. Questo cercò di arrestare il movimento, introducendo, dal 368 d.C., i defensores plebis, che avrebbero dovuto difendere le comunità dalla violenza e dall’ingiustizia. Tuttavia, tale provvedimento rimase senza successo, e i patrocini furono legalizzati con una legge del 415 d.C. Questo processo portò al rafforzamento dello strato dei grandi proprietari terrieri ed all’ulteriore diffusione tra vaste masse della popolazione della dipendenza basata sul sistema del colonato. La diffusione dei patrocini ebbe, per la monarchia imperiale, conseguenze peggiori che non le sollevazioni e rivolte; le entrate necessarie per il mantenimento dell’apparato di potere furono minacciate dall’inadempienza degli impegni fiscali. Non solo diventarono sempre più deboli le forze che avrebbero dovuto arrestare i barbari, ma ci si abituò a considerare i barbari un male minore rispetto all’ordinamento statale romano. In seguito alla fuga in massa della popolazione di fronte alla pressione fiscale ed alla tirannia dello stato, vaste regioni andarono spopolandosi. Per il ripopolamento di queste regioni, nell’interesse dell’economia romana, non ci fu altra possibilità che l’insediamento di barbari. Questi vennero ammessi nell’esercito regolare romano o considerati alleati (foederati) nelle loro federazioni tribali. L’immissione delle confederazioni tribali germaniche nell’Impero distrusse l’infrastruttura tipica del sistema. Il comune sistema di valori religiosi ed etici di Romani e barbari, il cristianesimo, aveva contribuito al fatto che, nel V secolo, i Germani non sembrarono più estranei. Il ruolo del cristianesimo nel crollo di tale sistema deriva dal fatto che la nuova fede fu accolta anche dai Germani: i Romani cristiani furono uniti ai barbari cristiani dalla religione e dall’etica comune. Nell’Impero romano d’Oriente, le condizioni politiche e sociali erano più favorevoli e non provocarono nessuna frattura tra Stato e società:
- stretti erano i rapporti tra l’imperatore romano d’Oriente e lo strato superiore dei proprietari terrieri;
- la Chiesa d’Oriente era legata allo Stato e lo sostenne con decisione;
- l’ordine curiale delle città non solo s’indebolì meno, ma sostenne lo Stato;
- era meno diffusa l’ereditarietà delle professioni cittadine;
- la parte orientale dell’Impero era protetta dai barbari meglio dell’Impero d’Occidente.
In Occidente, al contrario, non fu possibile arrestare il crollo del sistema di potere imperiale. Le sue leggi e le sue disposizioni disumane erano al di fuori della realtà ed inapplicabili nella pratica; le misure di coercizione non portarono ad alcun successo. La struttura della società andò consolidandosi con la diffusione delle forme di dipendenza di tipo feudale tra singoli grandi proprietari terrieri e vasti gruppi della popolazione. L’antico quadro politico diventò sempre più anacronistico, fino a crollare completamente. Nuovi Stati assunsero il ruolo dell’Impero romano d’Occidente.