Strati sociali superiori dell'impero romano

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Descrizione

La storia dell’élite dirigente romana, durante la crisi del III secolo, sembrò concludersi con la perdita, da parte dell’ordine senatorio, della sua posizione di punta, che passò all’ordine equestre. I gruppi dirigenti dell’ordine equestre confluirono in quello senatorio e l’ordo equester cessò di esistere come ordine. L’ordo senatorius occupava ancora il rango sociale più alto dopo il sovrano.

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La storia dell’élite dirigente romana, durante la crisi del III secolo, sembrò concludersi con la perdita, da parte dell’ordine senatorio, della sua posizione di punta, che passò all’ordine equestre. I gruppi dirigenti dell’ordine equestre confluirono in quello senatorio e l’ordo equester cessò di esistere come ordine. L’ordo senatorius occupava ancora il rango sociale più alto dopo il sovrano. Costantino il Grande, tra il 312 ed il 326 d.C., inserì i cavalieri di più alto rango nell’ordine senatorio e trasformò le più alte cariche equestri in cariche senatorie. Questa riforma significò la fine dell’ordine equestre: il suo posto fu preso, in parte, da singoli gruppi nuovi dell’ordine senatorio e, in parte, dai funzionari statali e dagli ufficiali di rango inferiore. Per quanto i senatori ottenessero nuove funzioni di potere, ciò avvenne nell’ambito delle nuove cariche di corte al vertice delle varie sezioni dell’amministrazione, a cui essi venivano chiamati al servizio della monarchia imperiale. Amministrazione civile e comandi militari erano separati nell’Impero tardo-romano e le alte cariche militari, duces (comandanti degli eserciti di stanza nelle province), comites (comandanti delle forze mobili al di fuori dei limiti regionali) e magistri militum (capi dell’amministrazione militare) non erano gradi della carriera senatoria; i titolari di tali cariche erano ufficiali di professione. Gli appartenenti all’aristocrazia senatoria erano esclusi dai comandi militari: i senatori non arrivarono mai ad essere viri militares, i quali, invece, ottennero il rango di senatore.
In seguito alla riforma di Costantino, l’ordine senatorio crebbe notevolmente. A ciò si aggiunse la costituzione di un secondo senato nella capitale imperiale di Costantinopoli. Inoltre, gli homines novi furono continuamente ammessi nell’ordine dirigente.
Questi cambiamenti non potevano dar luogo alla formazione di un ordine omogeneo costituito dai singoli gruppi dello strato dirigente. Comuni ai singoli gruppi di rango senatorio erano soltanto i privilegi e gli obblighi dei loro appartenenti: questi erano esentati dagli oneri e dalle tasse dei proprietari terrieri urbani e, nei procedimenti penali, non solo non incorrevano in provvedimenti severi, ma venivano giudicati da tribunali speciali; finanziariamente, erano obbligati ad una tassa annuale sulla proprietà terriera (collatio glebalis o follis), ad imposte comuni in particolari circostanze (aurum oblaticium) ed all’allestimento di giochi pubblici. Essi erano grandi proprietari terrieri e godevano di grande prestigio all’interno della società. Tuttavia, i singoli gruppi si differenziavano quanto a ricchezza e rango; a ciò si aggiungevano altre differenze quali l’appartenenza regionale, l’origine e le funzioni, la cultura, la tradizione e la confessione. Lo sviluppo economico dell’Impero tardo-romano favorì la formazione di enormi proprietà senatorie. I loro utili consistevano tanto in denaro quanto in prodotti agricoli. Le terre di questi magistrati erano distribuite in zone molto differenti dell’imperium Romanum, sicché questi patrimoni furono colpiti dalle incursioni barbariche o dalle catastrofi naturali molto meno delle proprietà dei decurioni. Altri senatori possedevano un patrimonio più piccolo. Tali differenze patrimoniali spinsero Costantino a dividere in tre categorie i senatori, secondo l’ammontare delle tasse da loro pagate sulla proprietà terriera, e Teodosio I ne aggiunse una quarta.
Altre differenze tra i singoli gruppi di senatori derivavano dalla loro posizione di rango, che corrispondeva al valore delle varie cariche senatorie ed alla posizione di potere ad esse associata. La tradizionale gerarchia delle cariche senatorie perse ogni validità. Le posizioni di vertice spettarono ai titolari di alcune antiche cariche e di nuovi incarichi di corte: ai prefetti urbani di Roma e Costantinopoli, ai prefetti del pretorio, ai proconsoli, al ministro di corte (quaestor sacri palatii), al capo della cancelleria e del personale di sicurezza (magister officii), al capo del personale (primicerius notariorum), ai due capi del settore finanziario (comes sacrorum largitionum, comes rei privatae) e ai capi dell’esercito. Le forme definitive della nuova gerarchia furono stabilite, nel 372 d.C., da una legge di Valentiniano I: l’ordine senatorio fu diviso in tre gruppi (illustres, spectabiles e clarissimi) e le posizioni di vertice furono inquadrate nei primi due gruppi.
Ancora più eterogeneo fu l’ordine senatorio tardo-romano per via della composizione regionale dei suoi membri e la formazione di gruppi regionali di senatori ebbe importanti conseguenze. Esisteva una profonda divisione tra senatori d’Occidente e senatori d’Oriente: i primi facevano parte del senato di Roma, i secondi di quello di Costantinopoli. Mentre il senato di Roma poteva vantare famiglie prestigiose e ricche di tradizioni, nel senato di Costantinopoli prevalevano i parvenus, cosicché quest’assemblea veniva considerata un senatus secundi ordinis. I senatori occidentali formavano un’aristocrazia di grandi proprietari terrieri, molto più di quelli orientali, non pochi dei quali provenivano dallo strato artigiano di Costantinopoli, ed i primi erano di idee più conservatrici di questi ultimi. Anche nell’Impero d’Occidente si formarono forti gruppi regionali; in seguito alle invasioni barbariche, che costituivano un pericolo comune in una regione, si svilupparono tra questi gruppi interessi particolari, che non sempre si accordavano con quelli di altri gruppi e con gli interessi del potere imperiale centrale. All’interno dell’ordine senatorio esistevano differenze sociali, che derivavano dalla maniera in cui un individuo era diventato senatore. Da una parte, c’erano i discendenti delle famiglie senatorie e gli homines novi entrati nell’ordine dirigente in giovane età; dall’altra stavano i funzionari e i generali di umile origine, arrivati in età avanzata in una categoria del rango senatorio. I primi avevano ereditato il proprio patrimonio dai loro avi, avevano appreso il comportamento di una persona eminente, avevano una buona formazione nelle discipline tradizionali e si esercitavano nelle qualità senatorie nelle cariche più basse; costituivano un’aristocrazia prestigiosa e cosciente della tradizione. I funzionari dello Stato ed i comandanti militari di umile origine potevano assimilarsi in questa aristocrazia meno di quanto avevano fatto i cavalieri. Molti degli ufficiali più alti non potevano corrispondere agli ideali culturali dell’ordine senatorio. Anche le idee e gli ideali dei singoli circoli senatori erano molto differenti. La contrapposizione tra pagani e cristiani tracciò altre divisioni ideologiche. Questi gruppi, dunque, non potevano rappresentare un appoggio omogeneo per l’Impero. L’Impero tardo-romano non poté appoggiarsi ad uno strato sociale omogeneo e con interessi unitari. A ciò contribuì la posizione dei curiales nella società tardo-romana, che appartenevano agli strati superiori privilegiati. I curiali erano proprietari terrieri e c’erano curiali ricchi che formavano lo strato dei principales; questi erano gli optimates o i proceres della popolazione urbana. I curiali godevano di privilegi penali, di prestigio e di potere sui loro concittadini. Tuttavia, le cariche pubbliche erano dei munera, e la funzione dei curiali consisteva in prestazioni a favore dello Stato. La libertà dei curiali fu fortemente limitata. Assai gravosi erano i loro obblighi contributivi: i curiali erano responsabili dell’approvvigionamento di grano, dell’ordine pubblico e delle opere pubbliche, e dovevano finanziare giochi pubblici; erano tenuti a dirigere le finanze della loro comunità ed assumersi la responsabilità dei debiti; fu loro affidata la riscossione del testatico e della tassa sulla terra. Il curator deteneva la funzione più importante nell’amministrazione delle città, in quanto supervisore delle finanze cittadine nominato dal governo. Molti curiali cercarono di sottrarsi ai loro oneri: la fuga dei curiali dalle città era un soggetto ricorrente della legislazione tardo-romana. Tuttavia, i ripetuti provvedimenti non poterono impedire lo spopolamento delle curie.