Controllo utente in corso...

Scheda Appunto MP3

Strati: volumi, superfici e tipi in archeologia

Appunto Audio

Share 4 min 3 sec
  • Descrizione: La materia da scavare è discontinua, apparendo essa ora più omogenea e ora più distinta. Scavare correttamente comporta scegliere i piani regolari o irregolari che separano le diverse e relative omogeneità. Le zone relativamente omogenee di materia e le zone di transizione costituiscono gli strati e i piani di trapasso, cioè le loro interfacce o superfici.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: La materia da scavare è discontinua, apparendo essa ora più omogenea e ora più distinta. Scavare correttamente comporta scegliere i piani regolari o irregolari che separano le diverse e relative omogeneità. Le zone relativamente omogenee di materia e le zone di transizione costituiscono gli strati e i piani di trapasso, cioè le loro interfacce o superfici. Si interviene a volte dove la separazione appare implicita e altro non si deve fare che porla in atto decisamente distinguendo. Altre volte il riconoscimento del limite è invece complesso, per la presenza di una zona di transizione, dovuta ad una graduale distinzione delle caratteristiche della stratificazione che si pone tra le due omogeneità mettendole così in crisi. Deve essere lo scavatore a dividere la stratigrafia a seconda della lettura che vuole trarne. Gli strati appaiono pertanto, come porzione di materiale relativamente omogeneo e quindi indivisibile, per cui elementi come i reperti figurano come equivalenti e la posizione risulta intercambiabile al loro interno. Il volume di uno strato può essere equiparato a quello di una borsa dove gli oggetti sono posti a casaccio ma sempre al loro interno, e la sua interfaccia ha una sua costituzione nel tempo, così come uno strato.
    La distinguibilità di uno strato rispetto a quelli che lo coprono e la sua stessa forma sono date dalla sua interfaccia o superficie, mentre il suo volume è compreso tra questa superficie e quella degli strati che esso fisicamente ricopre. Il tempo della formazione di uno strato è posteriore alla superficie dello strato più tardo fra quelli che esso copre e anteriore alla sua propria superficie.
    Uno strato in formazione non ha ancora prodotto la sua superficie, che sarebbe come la sua pelle; compiuta la superficie, lo strato ha completato la sua fase prenatale; viene poi la sua vita travagliata da distruzioni ed usure; sopraggiunge infine la morte quando lo strato viene sepolto dagli altri più tardi ad esso. Ogni strato ha una sola superficie, quella superiore, dal momento che quella inferiore coincide con la superiore dello strato inferiore.
    La fase di creazione di uno strato non è sicuramente prefissata, ma deve far fronte ad una serie di sconvolgimenti, disturbi, facendo sì che i cicli deposizionali  e post-deposizionali possono non susseguirsi nel tempo e cioè combinarsi fra loro.
    I reperti rinvenuti sulla superficie di uno strato e sotto il volume di quello che gli si sovrappone sono spesso di dubbia interpretazione. Possono essere attribuiti allo strato superiore con il vantaggio di non inquinare con reperti eventualmente più tardi quello inferiore, come accade con le intrusioni.
    È considerato “strato” un qualsiasi accumulo di materiale, bisogna ammettere l’esistenza di strati più o meno coerenti e quindi anche più o meno verticali: riempimenti unitari di fosse, mucchi, terrapieni, palizzate e muri.
    Quanto più gli scavi verticali sono alti, continui e compatti, tanto più hanno la peculiarità di stabilire
    bacini di deposito stratigrafico a se stanti. Possiamo scavare il volume più o meno omogeneo degli strati dando soggettivamente più o meno importanza alle disuguaglianze interne di questa omogeneità, ma non possiamo scavare le loro superfici, che possono solamente essere riconosciute e documentate.
Carica un appunto Home Appunti
Pagina eseguita in 0.100102901459 secondi