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Temi e fortuna delle commedie di Terenzio

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  • Descrizione: Terenzio sacrifica la ricchezza dell’inventiva verbale e delle trovate comiche estemporanee. Viene approfondito, invece, il carattere dei personaggi: l’“Hecyra”, ad esempio, mette in scena una cortigiana generosa e disposta al sacrificio; l’“Heautontimorumenos” parla di un uomo che si punisce e si emargina per le incomprensioni nate dal rapporto con il figlio; gli “Adelphoe” approfondiscono il rapporto padre-figlio attraverso il contrasto fra due educatori. I rapporti diventano rapporti umani, sentiti con serietà problematica.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Terenzio sacrifica la ricchezza dell’inventiva verbale e delle trovate comiche estemporanee. Viene approfondito, invece, il carattere dei personaggi: l’“Hecyra”, ad esempio, mette in scena una cortigiana generosa e disposta al sacrificio; l’“Heautontimorumenos” parla di un uomo che si punisce e si emargina per le incomprensioni nate dal rapporto con il figlio; gli “Adelphoe” approfondiscono il rapporto padre-figlio attraverso il contrasto fra due educatori. I rapporti diventano rapporti umani, sentiti con serietà problematica.
    Questo approfondimento risente di un’adesione al modello di Menandro e della circolazione di ideali “umanistici” di origine greca nelle cerchie evolute della Roma contemporanea.
    A questo si deve l’apparizione del concetto-chiave dell’humanitas, in sintonia con la cultura dell’età scipionica.
    La commedia terenziana di maggior successo, l’“Eunuchus” è quella in cui meno si affacciano questi temi psicologici ed umanistici. Si tratta di un tentativo di Terenzio in direzione della comicità plautina.
    Non tutte le commedie di Terenzio ebbero successo di fronte all’impaziente pubblico del suo tempo. Terenzio, tuttavia, ebbe il favore dei critici più colti e sensibili, che apprezzarono la purezza della sua lingua, la lingua urbana dei ceti colti, e la raffinatezza del suo stile.
    Cicerone attribuisce a Terenzio un linguaggio scelto (lecto sermone) insieme ad urbanità (come loquens) e dolcezza del dire (omnia dulcia dicens).
    Cesare pone Terenzio tra i comici sommi e lo definisce “puri sermonis amator”: tuttavia, giudicò il comico latino come un “Menandro dimezzato” (dimidiatus Menander) per mancanza di vis, che sminuisce la sua virtus comica.
    Moderazione dei sentimenti, valori etici e purezza di lungua introdussero le commedie terenziane nella scuola. Con la scuola vennero i commenti, come quello del grammatico Elio Donato (IV secolo d.C.).
    Nel X secolo d.C., Roswitha, monaca di Gandersheim, compose sei commedie in prosa rimata, modellate sulle commedie di Terenzio. Il Medioevo dedicò commenti a Terenzio; Dante cita versi terenziani; il Rinascimento rinnova l’interesse per il teatro di Terenzio con volgarizzamenti e adattamenti poetici; si è conservata la traduzione dell’“Andria” di Machiavelli. Molière fu ammiratore ed imitatore di Terenzio. Dal ‘600 ad oggi, molte sono state le traduzioni delle commedie terenziane.
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