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Tipi di avvelenamento e criteri di diagnosi

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  • Descrizione: E' possibile distinguere gli avvelenamenti in acuti e cronici. Gli avvelenamenti acuti sono di solito dovuti ad ingestione di notevoli quantità di un tossico, danno sintomi gravi e improvvisi, e se possibile vanno curati, tra le altre cose, con l'allontanamento del tossico stesso dall'organismo. La terapia è orientata poi principalmente ad alleviare i sintomi presenti. Gli avvelenamenti cronici sono la conseguenza dell'assorbimento, prolungato nel tempo, di basse dosi di tossico.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: E' possibile distinguere gli avvelenamenti in acuti e cronici.
    Gli avvelenamenti acuti sono di solito dovuti ad ingestione di notevoli quantità di un tossico, danno sintomi gravi e improvvisi, e se possibile vanno curati, tra le altre cose, con l'allontanamento del tossico stesso dall'organismo.
    La terapia è orientata poi principalmente ad alleviare i sintomi presenti.
    Gli avvelenamenti cronici sono la conseguenza dell'assorbimento, prolungato nel tempo, di basse dosi di tossico.
    Ciò presuppone una distribuzione capillare dell'organismo, e la presenza di meccanismi di accumulo quando la tossico-cinetica li preveda.
    Tipici avvelenamenti cronici sono quelli causati da metalli o da sostanze organiche.
    Diversi criteri sono o sono stati usati per diagnosticare gli avvelenamenti. Molto si è discusso, specialmente in ambito medico-legale, sulla maggiore o minore validità dei vari criteri, ed il discorso è ancora parzialmente aperto.
    Criterio Clinico: Si basa sulla sintomatologia del paziente, si applica quindi ante-mortem. Sia il paziente che il medico devono essere esperti e obiettivi, pena il verificarsi di errori di interpretazione. Questo metodo risulta ancora più efficace con la presenza di testimoni dell'evento, ma non è detto che ci siano sempre testimoni. Caso più "fortunato" è quello nel quale l'avvelenamento si verifichi in ambito ospedaliero, cosicché la cartella clinica può venire in aiuto del medico che deve effettuare la diagnosi.
    Criterio Anatomo-Patologico: Si basa sul rilevamento, sugli organi interni, di eventuali segni macro o microscopici (colorazioni, causticazioni ecc) dovuti ad un particolare tossico. E' applicabile a poche sostanze, tra le quali ricordiamo l'avvelenamento renale da fosforo o da mercurio. In genere comunque è un metodo piuttosto aspecifico e quindi poco utile all'indentificazione del tossico.
    Criterio Biologico o Fisiotossico: Oggi è stato soppiantato dal metodo chimico-tossicologico: estratti dal cadavere venivano somministrate a cavie e si osservavano gli effetti. Il problema era che i prodotti della putrefazione del cadavere causavano alle cavie effetti ben più importanti che quelli dell'eventuale tossico, così da falsare i risultati.
    Criterio Chimico-Tossicologico: Oggi l'unico criterio che può essere sufficiente da solo, mentre i criteri circostanziale e anatomo-patologico rappresentano per esso un corollario. Vari pregiudizi tuttavia hanno ostacolato per lungo tempo questo criterio; tra i quali ricordiamo:
    - casi di veleno senza avvelenamento, ossia: nei cadaveri si potevano trovare tracce di tossici dovuti all'ambiente di lavoro, all'uso di sostanze quali in Tonico di Fowler o ad altri motivi, e si muoveva l'obiezione che il criterio Chimico-Tossicologico non poteva rivelare la "provenienza" (suicidio, omicidio, terapia errata, metalli a contatto con il cadavere...).
    - casi di avvelenamento senza veleno, ossia: si obbiettava che tossici in concentrazioni basse potevano essere efficaci ma sfuggire all'analisi chimico-tossicologica. L'unica limitazione di questo criterio è invece l'impossibilità pratica di eseguire ricerche sistematiche di tutti i tossici esistenti, ma ciò non è mai indispensabile in quanto viene in aiuto il criterio circostanziale.
    Criterio Circostanziale: Si basa sui dati ottenuti dalle indagini, cosicché si possa restringere il cerchio delle sostanze e delle circostanze.
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