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Una vita - Italo Svevo

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  • Descrizione: Il primo romanzo di Svevo venne composto tra la fine del 1887 e gli ultimi mesi del 1889. In vista della pubblicazione, l’autore ebbe contatti con l’importante editore milanese Treves, che rinunciò tuttavia all’iniziativa, forse anche per il titolo proposto (il romanzo doveva chiamarsi Un inetto). Pubblicato nell’autunno 1892 (ma con la data editoriale del 1893) in mille esemplari a spese dell’autore presso il tipografo-editore triestino Ettore Vram, Svevo adottò allora il titolo di Una vita, inconsapevole del fatto che lo scrittore Guy de Maupassant, nel 1883 in Francia, aveva dato alle stampe un romanzo con lo stesso titolo.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: Il primo romanzo di Svevo venne composto tra la fine del 1887 e gli ultimi mesi del 1889. In vista della pubblicazione, l’autore ebbe contatti con l’importante editore milanese Treves, che rinunciò tuttavia all’iniziativa, forse anche per il titolo proposto (il romanzo doveva chiamarsi Un inetto).
    Pubblicato nell’autunno 1892 (ma con la data editoriale del 1893) in mille esemplari a spese dell’autore presso il tipografo-editore triestino Ettore Vram, Svevo adottò allora il titolo di Una vita, inconsapevole del fatto che lo scrittore Guy de Maupassant, nel 1883 in Francia, aveva dato alle stampe un romanzo con lo stesso titolo.
    Scarsa fu l’attenzione della critica: dopo due segnalazioni sull’“Indipendente” e sul “Piccolo di Trieste”, Una vita venne recensito da Domenico Oliva sul “Corriere della Sera” dell’11 dicembre 1892, che sottolineò, nonostante il “valore tecnico assai limitato”, come il romanzo rivelasse “una coscienza artistica ed un osservatore dall’occhio limpido”.
    Vediamo in breve la trama del romanzo. Alfonso Nitti, un giovane proveniente dalla campagna, si trasferisce in città, dove abita presso la famiglia Lanucci. Lavora come impiegato presso la Banca Maller (è questa una circostanza che Svevo recupera dalle proprie esperienze) ma si sente frustrato da un ambiente che egli avverte come ostile alle sue aspirazioni letterarie. Dotato di una certa cultura ma di scarso successo con le donne, Alfonso viene ammesso a frequentare le riunioni culturali in casa Maller. Vi è introdotto da Annetta, la figlia del proprietario della Banca, la quale decide di ricorrere all’aiuto di Alfonso nella composizione di un romanzo. I due si innamorano, anche grazie alla complicità della governante Francesca, e Alfonso pare di fronte al tanto sospirato successo con un matrimonio vantaggioso e in grado di sollevarlo da una condizione sociale di subalternità e di miseria. Tuttavia, mentre Annetta cerca di convincere il padre ad acconsentire alla loro unione, Alfonso lascia la città con il pretesto di correre in soccorso della madre. Torna allora al paese d’origine e apprende che la madre è malata davvero. Dopo la morte di costei, Alfonso torna in città e apprende che Annetta si è fidanzata con il cugino Macario. In banca Alfonso viene allora relegato a un lavoro di minore importanza; subisce prima con rassegnazione poi con rabbia il proprio destino. Si trova allora “molto vicino allo stato ideale sognato nelle sue letture, stato di rinunzia e di quiete”, che in realtà serve a coprire soltanto la sua umiliazione. Tenta alla fine di affrontare il signor Maller con ricatti e minacce ma ottiene il risultato di essere sfidato a duello da Federico, il fratello di Annetta. Sentendosi ormai odiato da tutti e inabile ad affrontare la sfida, Alfonso rinuncia anche a scrivere un’ultima lettera ad Annetta e decide di uccidersi.
    La vicenda di Una vita è in apparenza molto affine ai modelli del Naturalismo francese e di certe esperienze italiane di quegli anni: in primo luogo emerge l’elemento economico-sociale della trama che, al momento della stesura, era al centro degli interessi sveviani.
    La storia del protagonista si snoda come indagine precisa e dettagliata dei suoi atti, come tranche de vie: un procedimento, questo, utilizzato frequentemente dal romanzo naturalista. L’indagine sociologica sul personaggio; lo scontro con la classe borghese dominante; il sentimento agonistico della vita, che viene intesa come protesta e scontro di forze (tutti motivi assorbiti dalla lettura di Schopenhauer), sono però elementi che impediscono al romanzo di sviluppare tutte le sue potenzialità e lo trattengono ancora nella scia del Naturalismo.
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