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Villa Adriana a Tivoli

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  • Descrizione: La Villa di Adriano a Tivoli dovette essere, per l’imperatore, il luogo da lui più amato. L’eccezionalità di questo immenso complesso di edifici diversissimi tra loro, che si insinuano tra vallette e alture, mostra il compiacimento di creare sempre nuovi ambienti, alcuni intimi e raccolti, molti di notevole ampiezza e grandiosità, gli uni per il raccoglimento privato, gli altri per l'accoglienza di numerosi ospiti, per biblioteche o bagni e per il richiamo a mitologiche immagini di culto, pretesto per repliche di famose opere d'arte. Ne è nato uno straordinario complesso di costruzioni.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: La Villa di Adriano a Tivoli dovette essere, per l’imperatore, il luogo da lui più amato. L’eccezionalità di questo immenso complesso di edifici diversissimi tra loro, che si insinuano tra vallette e alture, mostra il compiacimento di creare sempre nuovi ambienti, alcuni intimi e raccolti, molti di notevole ampiezza e grandiosità, gli uni per il raccoglimento privato, gli altri per l'accoglienza di numerosi ospiti, per biblioteche o bagni e per il richiamo a mitologiche immagini di culto, pretesto per repliche di famose opere d'arte. Ne è nato uno straordinario complesso di costruzioni.
    I nuclei architettonici più insoliti sono il "Teatro Marittimo", la "Piazza d'Oro" ed il "Canopo". Il primo può definirsi come una piccola e graziosa villa isolata da un canale circolare con un ponte girevole, al di là del quale è circondata da un portico colonnato coperto a volta. Da questo si può accedere verso nord ad un grande ambiente chiuso, ad un altro grande ambiente absidato a ovest, oppure ad un grande cortile situato a est, dal quale a sua volta si può andare a quello che sembra esser stato il vero e proprio ambiente residenziale, e ad un'ala occupata da una serie di camere che si aprono sopra un largo corridoio comune e che sono state interpretate come un quartiere per ospiti.
    I mosaici pavimentali di queste camere, tutti diversi tra loro, danno esempi delle variazioni in bianco e nero, tipiche per questo periodo e per quello seguente. Ma in altre parti della villa sono stati rinvenuti anche mosaici figurati, policromi, che riprendono l'uso ellenistico della riproduzione di pitture. Nel bianco e nero si era andata sviluppando una decorazione tipicamente musiva, che inizia quello sviluppo autonomo dell'arte del mosaico, che diverrà, a partire dal III secolo, una componente caratteristica della cultura artistica dell'impero romano.
    Il nome di "Piazza d'Oro" è stato dato a un grande piazzale porticato, un peristilio, che sorge dietro al complesso supposto residenziale. Da esso si accede ad un ambiente ottagono, con quattro absidi circolari. Il peristilio è fiancheggiato, nei lati lunghi, da criptoportici, ed immette, dal lato di fondo, ad una serie di ambienti, di uso non determinabile, collegati con una costruzione ardita ed unica nel suo genere. Sopra una pianta di fondo quadrata, nei cui angoli sono collocate absidi semicircolari, si inserisce un gioco di pareti curvilinee in senso concavo o convesse rispetto al centro, che provocano un intreccio di semicupole e di aperture colonnate. Queste formano una serie di vedute prospettiche sia sugli ambienti che si aprono ai due Iati, sia sull'ambiente che si apre di fronte, chiuso dal prospetto curvilineo, a nicchie rettangolari e rotonde, di una grande fontana (ninfeo).
    Questa serie di ambienti non dovettero avere mai una destinazione utilitaria ed appaiono come un’estrema esercitazione voluttuaria delle possibilità più ardite date dalle nuove tecniche costruttive iniziate nell'età dei Flavi. Questo virtuosismo architettonico fine a se stesso non manca di avere nel suo carattere intellettualistico il proprio limite e la propria condanna. Esso rimase senza seguito e senza sviluppo nel proprio tempo. Non certo classicità, ma barocchismo.
    II "Canopo" era costituito da una stretta valle fra due alture. All'inizio la valle è fiancheggiata da una serie di piccoli ambienti rettangolari, per il restante è occupata da uno specchio d'acqua ed è chiusa in fondo da un altro prospetto architettonico, nel cui centro si apre un grande nicchione, che era percorso da una cascata d'acqua. Da questo luogo provengono molte delle migliori copie di tipi statuari dell'età classica, tra le quali sono ancora state trovate repliche delle cariatidi dell'Eretteo di Atene e una copia in marmo dell'Amazzone di Fidia.
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