Un uomo in età già matura, silenzioso, chiuso, dal volto segnato da un'esistenza piuttosto difficile, si accingeva a diventare l'autore di immagini del "triviale” e dell’”impudicizia” che ossessionava la mente di quei borghesi impregnati di raffinatezza e di preziosità. Ex attore deluso dal teatro, poi pittore fallito, quest'uomo toccato dalla grazia fotografica si chiamava Eugène Atget. Ma questa grazia che gli aveva negato la notorietà da vivo, doveva concedergli una rivincita postuma. E che rivincita! perché con l'andar del tempo la sua opera assunse una dimensione leggendaria ed il suo autore fu considerato il totem della fotografia. A questo proposito, non si nuoce alla memoria di Atget se si tenta di liberarlo della sua agiografia, se si cerca di collocarlo nella prospettiva del suo e del nostro tempo. Ma sarà essenzialmente un giro d'orizzonte storico e critico, perché la sua biografia nebulosa e la sua produzione abbondante, varia e dispersa ne rendono difficile uno studio approfondito. Continua »