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Recensione di "Memorie di una casa morta", libro autobiografico di Fedor Dostoevskij (4 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da chitarrina93

RECENSIONE DEL LIBRO:"MEMORIE DI UNA CASA MORTA"

DI FEDOR DOSTOEVSKIJ (pag. 360)

AUTORE:
Dostoevskij nacque a Mosca nel 1821 da una famiglia con idee reazionarie. Si diplomò alla scuola del Genio Militare di Pietroburgo ma rinunciò a questo tipo di carriera per dedicarsi alla letteratura. Venne arrestato dalla polizia zarista per attività sovversive e subì una condanna a morte che si rivelò una farsa. La pena fu infatti commutata in quattro anni di reclusorio e quattro anni di servizio militare come soldato semplice. Dopo queste traumatiche esperienze egli abbandonò le iniziative sovversive e si accostò al Cristianesimo. Ma la sua vita fu angustiata da crisi epilettiche, continue difficoltà economiche e dal demone del gioco. Alla fine i debiti di gioco lo costrinsero a fuggire dalla Russia, per poi tornare pochi anni dopo e trovare la morte a Pietroburgo nel 1881.I suoi romanzi più importanti sono Povera Gente, Il Sosia, Il Giocatore, L'Idiota, I Demoni e L'Adolescente

IL LIBRO: Questo libro è autobiografico ed è ambientato negli anni in cui Dostoevskij scontò la sua pena al reclusorio. L'autore inizia descrivendo il reclusorio come un quartiere costituito da baracche ed edifici grigi e cupi attraversati da un cortile interno. Ogni baracca era una camerata. All'interno di queste si potevano trovare dei tavolacci molto vicini tra loro e sparsi per tutta la camera. Questi erano i letti dei detenuti. L'ambiente era umido, freddo e soffocante. Infatti in una piccola stanza stavano all'incirca 200 prigionieri. Dostoevskij descrive molto bene le sue prime impressioni: l'ambiente era squallido e triste e i detenuti erano , inizialmente, diffidenti e distaccati. Mentre egli camminava, veniva squadrato da capo a piedi.

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