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Tacito: Analisi autore, stile e opere (2 pagine formato doc)

VOTO: 3 Appunto inviato da livornese

La vita Le notizie sulla vita di Tacito sono assai scarse, per lo più ricavate da qualche raro passo della sua stessa opera, o dagli accenni contenuti nelle lettere dell’amico Plinio il Giovane. Sulla base di una lettere di Plinio il Giovane, la data di nascita è stata collocata intorno agli anni 55-57. tacito compì il tradizionale corso degli studi che in Roma veniva seguito dai giovani destinati ai pubblici honores, cioè alla carriera politica. Probabilmente anche grazie all’appoggio del suocero, Tacito poté iniziare dopo il 78 in cursus honorum ed entrare a far parte del senato romano. Nell’88 raggiunse la pretura. Dall’89 al 93 lasciò Roma con la moglie. Durante gli ultimi anni di Domiziano si ritirò dall’attività politica, che riprese solo nel 97, quando fu consul suffectus sotto Nerva. Dei suoi ultimi anni non abbiamo notizie: ma un passo degli Annales, in cui si dice che ora l’impero si estende fino al Golfo Persico, allude probabilmente alle nuove conquiste di Traiano in Mesopotamia (115 d.C.): si pensa quindi che Tacito sia morto dopo il 117, all’inizio del regno di Adriano. 2. Il Dialogus de oratoribus Problemi di attribuzione e di datazione L’attribuzione del Dialogus a Tacito è sempre stata messa in dubbio: lo stile, improntato al modello neociceroniano proposto da Quintiliano, appariva troppo distante da quello aspro e irregolare delle opere storiche tacitiane. Le perplessità sorte riguardo allo stile vengono superate inquadrando l’opera entro i confini del genere (trattato di argomento retorico in forma dialogica), vincolato a un preciso codice espressivo e a un modello fondamentale (Cicerone). Riassunto del Dialogus L’autore afferma di riferire una conversazione cui egli aveva assistito nella casa di Curiazio Materno. Apro rimprovera Materno di tralasciare l’attività più nobile, piacevole e proficua, cioè l’eloquenza, per dedicarsi alla poesia, che fra gli altri svantaggi presenta quello di costringere i suoi cultori ad una vita solitaria e appartata. Materno replica con un elogio della poesia: essa sola favorisce la vera libertà dello spirito e concede di trascorrere un’esistenza serena “lontano dalle inquietudini e dagli affanni” che l’attività forense comporta. Sopraggiunge Messalla, che sposta la questione sulle cause dell’attuale decadenza dell’oratoria. Apro nega che l’eloquenza moderna sia inferiore a quella degli antichi. Messalla afferma invece la superiorità degli oratori del passato, sostenendo che l’involuzione è dovuta all’abbandono dei sistemi educativi di un tempo e nell’incompetenza dei maestri. Anche i giovani, che prima facevano pratica nei tribunali e nel foro, ora si esercitano solo in dibattiti fittizi nelle scuole di retorica. Segue poi l’intervento conclusivo di Curiazio Materno, il quale individua le vere cause per lui politiche, della scomparsa della grande eloquenza. Questa può esserci solo in tempi di libertà politica, libertà che porta con se il disordine e le discord Continua »

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