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Nedda: sintesi: Un esauriente riassunto di "Nedda" opera di Giovani Verga (2 pagine formato doc)

VOTO: 5 Appunto inviato da mikyfuz

Nedda Nedda Si parla di una povera ragazza senza padre, raccoglitrice di olive che cura la madre ammalata e vive di umiliazione e rassegnazione. Quando la madre muore, Nedda, incontra un povero ragazzo giovane e da questo amore nasce una bambina gracile che morirà presto, quando il padre, già ammalato, si rompe la schiena cadendo da un albero. Nedda è già una vinta, come lo saranno i personaggi dei Malavoglia e di Mastro don Gesualdo: la caratteristica, appunto, del verismo del Verga è la partecipazione dell'autore al dolore dei - vinti -. Mentre il Manzoni crede nella provvidenza, il Verga si rassegna in modo eroico al destino. Per quanto riguarda la sua storia poetica, Verga ne parla in -Fantasticheria- (novella che fa parte di: Vita dei campi). All'inizio del Realismo, nella seconda metà dell'ottocento, in Italia si ha la reazione all'idealismo romantico e questa reazione si chiama positivismo in filosofia, realismo in letteratura. Il realismo è la tendenza, l'aspirazione generale e generica al vero, al reale in modo diverso, parlando spesso della vita come è veramente anche nei suoi aspetti molto nobili che in Francia diede origine a opere come i -Miserabili- di Victor Hugò; sentirono questa tendenza generica al vero gli Scapigliati con il loro amore dell'orrido, del lugubre, degli aspetti più malsani della società reale. Mentre il verismo fu come una scuola in cui, questa tendenza generica al vero, ebbe leggi poetiche e precise. Non esiste una separazione fra le opere scritte prima di Nedda, perchè, per esempio, nelle opere passionali ( Una peccatrice) si parla pure di "vinti" come in -Storia di una Capinera-, è una giovane monacata per forza, che muore disperata; e quelle scritte dopo, perchè Verga ne parla in Fantasticheria (novelle che fanno parte della raccolta Vita dei campi) in cui bisogna farsi piccini per capire le piccole cause che fanno battere i piccoli cuori e anche quella novella, sempre appartenente a "Vita dei campi", -L'Amante di Gramigna- in cui dice che l'opera d'arte deve sembrare che si è fatta da sè e la mano dello scrittore non si deve vedere, il romanzo deve essere come un fatto reale e spontaneo e seguì, però, in pratica l'impersonalità; cioè lo scrittore non deve intromettersi nel racconto e ciò gli servì per frenare la sua passionalità, perchè nei suoi scritti, come dice il Russo, si vede sempre quella commozione affettuosa con cui racconta i fatti dei suoi personaggi. Verga aveva pensato di scrivere cinque romanzi che rappresentano il -Ciclo dei vinti- ma soltanto i primi due furono finiti: I malavoglia in cui c'è la lotta per il pane quotidiano; Mastro Don Gesualdo in cui c'è il benessere e si vuole arrivare alla nobiltà; La Duchessa di Leira, in cui c'è la nobiltà, la vanità aristocratica, L'Onorevole Scipioni in cui c'è l'arrivismo (ambizione politica) ed infine L'uomo di lusso che riunisce tutti questi desideri che lo affaticano e lo fanno soffrire (il poeta). Infatti il Verga stesso dice che in questo ciclo v Continua »

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