La scoperta di nuovi popoli è spesso accompagnata da reazioni di disprezzo e rifiuto. I "nuovi" vengono giudicati barbari o selvaggi solo perché hanno usanze diverse da quelle a cui siamo abituati, perdono così qualsiasi valore o dignità e vengono messi al di sotto delle bestie.
Questo atteggiamento l'avevano già adottato i greci con i popoli che non capivano. In questo caso gli indios vengono considerati così dai conquistadores solo perché risultavano apparentemente arretrati, e vengono definiti degli "omuncoli" che devono essere sottomessi, e che è lecito sottoporli a violenze pur di fargli conoscere la Bibbia (v. Sepulvèda).
In questo brano , il moralista francese Montaigne , denuncia la sprezzante superiorità assunta dagli europei, definendo che il fatto di dichiararsi " superiori " nasce dall'incapacità di comprendere il diverso.
Ma visto i comportamenti degli spagnoli c'è da chiedersi " chi è il barbaro e chi il selvaggio ? "
Nel nuovo mondo non vi è nulla di barbaro o selvaggio, ma ognuno chiama barbarie ciò che non è nei suoi usi.
Quei popoli sono molto vicini alla loro semplicità originaria, li governano leggi naturali non ancora imbastardite.
Loro avevano degli oggetti a loro sconosciuti, per loro è stata un' enorme sorpresa vedere uomini arrivare da parti che per loro erano sconosciute, su dei cavalli, e con armature, loro che si stupivano davanti alle cose che brillavano.
Ora mostrate ai conquistadores queste disparità e non si sentiranno più tanto vittoriosi.
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