Storia dell'emigrazione italiana: le fasi migratorie

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Storia dell'emigrazione italiana: le fasi dei flussi migratori in Italia, in America, la trasformazione dei costumi, la "fantastica pioggia d'oro" e il mancato sviluppo delle zone rurali (6 pagine formato doc)

STORIA DELL'EMIGRAZIONE ITALIANA: LE FASI MIGRATORIE

L’emigrazione italiana. L’emigrazione italiana è stato uno dei fenomeni fondanti della storia d’Italia, anche altre nazioni hanno conosciuto dei fenomeni migratori, ma nessuno di essi ha conosciuto un’emigrazione così estesa, distribuita in un arco di tempo così ampio e così variegata per destinazioni,zone di provenienza e categorie sociali.
Gli italiani sono sempre stati un popolo di viaggiatori, ma è stata l’età contemporanea a toccare il picco più alto.
Questo fenomeno è infatti durato quasi un secolo, dal 1876 al 1970, tanto da diventare uno degli elementi costitutivi dell’Italia unita.

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LE FASI DELL'EMIGRAZIONE ITALIANA

Le fasi dei flussi migratori
L’emigrazione italiana è suddivisa in quattro fasi:
La Prima fase andò dal 1876 al 1900 durante la depressione mondiale causata dal brusco crollo dei prezzi degli alimenti che colpì l’agricoltura, causata da Francia e America che producevano di più a costi molto minori rispetto l’agricoltura italiana.
In questa fase emigrarono circa 5 milioni e 300 mila persone con un ritmo crescente dal primo all’ultimo anno.
In questa fase l’emigrazione fu prevalentemente un’emigrazione individuale e maschile all’incirca l’81%.
Circa la metà degli emigranti andarono nei paesi europei, soprattutto Francia e Germania.
Gli emigranti restanti invece presero destinazioni extraeuropee,soprattutto Argentina e Brasile, mentre in minor misura negli Stati Uniti.
Due emigrati su tre provengono dall’Italia settentrionale che preferiscono mete europee, soprattutto in Francia che richiedeva mano d’opera per la costruzione di opere pubbliche.
Gli emigrati rimanenti invece, provengono dal meridione e si dirimerono nelle Americhe.
Questa fase fu priva di regole e di restrizioni, infatti in molti vennero truffati comprando biglietti di piroscafi che non sarebbero mai arrivati.

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FASI MIGRATORIE ITALIANE

La seconda fase andò dal 1900 al 1914 interrompendosi con lo scoppio della Prima guerra mondiale.
Questa fase esplose grazie allo sviluppo industriale con una media di 600˙000
emigrati all’anno, toccando il picco nel 1913.
Questa fase è spiegata grazie al fatto che le campagne diventavano sempre più depresse e dal fatto che il decollo industriale, concentrato al nord, non riuscì ad assorbire tutta la mano d’opera proveniente dall’agricoltura.
L’emigrazione fu prevalentemente extraeuropea, e fu inoltre meridionale per circa il 70%, emigrarono soprattutto uomini.
Le destinazioni europee furono sempre Francia e Germania, ma subentrò anche la Svizzera, qui l’emigrazione non era più solo maschile, ma emigrarono interi nuclei familiari.
In Europa gli emigrati trovarono lavoro nelle miniere, nella costruzione delle strade, delle ferrovie e nel settore dell’edilizia.
Il governo Giolitti varò nel 1901 una Legge generale sull’emigrazione dove un commissario generale per l’emigrazione assicurando la protezione burocratica.

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STORIA DELL'EMIGRAZIONE ITALIANA

La terza fase si svolse tra le due Guerre mondiali, in questa fase l’emigrazione fu in netta decrescita per via delle restrizioni imposte da alcuni paesi.
Gli stati uniti stabilirono quote annue fisse e ridussero fortemente quelle italiane ritenendo il fascismo “Regime non gradito”.
L’emigrazione si ridusse anche perché il Fascismo riteneva disonorevole l’espatrio di così tanti italiani, e anche perché non voleva perdere cittadini in età di leva.