Il Fascismo in Italia

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La crisi dello Stato liberale, l'affermazione del fascismo, Il totalitarismo fascista, la politica economia del fascismo, la politica estera, l'antifascismo (5 pagine formato doc)

Il Fascismo in Italia
1. La crisi dello Stato liberale
1.1 Instabilità economica e sociale
- Il primo dopoguerra in Italia fu segnato dall’amarezza per gli scarsi risultati ottenuti dal trattato di Saint-German, per la cosiddetta vittoria mutilata. Il presidente del consiglio Orlando aveva lasciato il tavolo delle trattative ed era tornato in Italia sconfitto, per l’applicazione del principio di autodeterminazione dei popoli ai territori che spettavano all’Italia (la Dalmazia e il 70% dell’Istria, compresa Fiume, a maggioranza italiana, e le colonie tedesche).


- Per questi motivi, sul piano politico la classe dirigente liberale venne accusata di non essere riuscita a reclamare i diritti dell’Italia, che aveva pagato molte vita alla guerra.
- Sul piano economico il problema stava nel ricondurre le industrie belliche e pesanti a industrie civili. La necessità di denaro per questa riconversione produttiva venne pagata soprattutto dalla classe operaia perché lo Stato, non avendo abbastanza denaro, dovette avviare un processo inflativo, che mise in circolazione una maggiore quantità di moneta, ma erose il potere di acquisto di tutti coloro che avevano un reddito fisso.


- In questo periodo i sindacati (fra i quali il più importante era la Cgl) si rafforzarono e, appoggiandosi alla Sinistra, grazie ad un susseguirsi di scioperi e manifestazioni, riuscirono a salvaguardare almeno in parte il potere di acquisto degli operai, facendo diminuire le ore di lavoro e alzare gli stipendi, migliorando così le condizioni di lavoro.
- I risultati raggiunti dalla classe operaia fecero aumentare la frustrazione del ceto medio, che si vedeva raggiunto dalle classi basse, con una conseguenza perdita di prestigio sociale. Ciò portò ad un’omologazione dei colletti bianchi, gli statali, alle lotte della classe operaia.