Dopo la morte di Umberti I salì al potere il figlio Vittorio Emanuele III che inaugurò il ritorno alla legalità costituzionale . Nel 1901 il re affidò l'incarico di formare il governo all'esponente di sinistra Giuseppe Zanardelli. Egli abbandonò il sistema repressivo. Nel 1903 in seguito vi fu Giovanni
Giolitti che mantenne la propria carica per 10 anni.
I principali aspetti della politica gioilittiana furono:
– ampliamento della legislazione sociale: egli era convinto che il miglioramento delle condizioni lavorative degli operai avrebbe giovato anche tutto il corpo sociale.
Per questo egli concesse la libertà di sciopero e attuò la legislazione sociale a tutte le categorie più deboli ( invalidi, donne, fanciulli, ecc...)
– miglioramento del sistema economico: questo tipo di amministrazione del bilancio incrementò il valore della lira e agevolò il risparmio, con il quale venne finanziata l'attività industriale, la cui produttività raddoppio tra il 1900 e il 1913.
– opere pubbliche: egli incrementò le opere pubbliche e istituì il monopolio statale nel settore delle assicurazioni sulla vita, fino ad allora gestite da privati.
– Suffragio universale: tra le più importanti vi è l'ampliamento del diritto di voto che venne esteso a tutti i cittadini maschi, passando da 3 milioni di elettori a 8 milioni.
Il governo di Giolitti lasciò comunque irrisolti alcuni gravi problemi che affliggevano l'Italia: analfabetismo, tubercolosi, malaria e miseria.
Giolitti aveva lo scopo di allargare le basi della classe politica italiana e cercò l'appoggio dei socialisti e dei cattolici, cioè delle due forze che non erano fino ad allora identificate con il sistema parlamentare.
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