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Chi è questa che vén ch'ogn'om la mira: Analisi del testo di Guido Cavalcanti.(4 pag - formato word) ( formato doc)

VOTO: 5 Appunto inviato da khikha

ANALISI DI “CHI E'QUESTA CHE VÈN, CH'OGN'OM LA MIRA” ANALISI DI “CHI E'QUESTA CHE VÈN, CH'OGN'OM LA MIRA” Il motivo della luminosa bellezza della donna angelicata e dello sbigottimento dell'uomo che la osserva impotente di fronte a tanto splendore vengono introdotti già nei primi quattro versi del sonetto. La stessa domanda, infatti, che nel Cantico dei Cantori viene posta in riferimento alla Madonna- “Quae est ista quae prograditur?” chi è questa che avanza?- apre la poesia in riferimento però alla donna che si sovrappone subito alla figura della Vergine, divenendo essere divino, soprannaturale. Con la sua straordinaria bellezza (la stessa Bellezza la ritiene una perfetta immagine di sé) fa tremare di luminosità l'aria che la circonda, esattamente come le figure sacre nelle rappresentazioni pittoriche del tempo. E naturalmente proprio in quanto essere miracoloso, divino, la donna non può e non deve essere descritta nel suo aspetto fisico, ma si può solo vedere indirettamente la sua potenza negli effetti che produce su coloro che la osservano. Questi appunto, rimanendo stupefatti e sconvolti dall'apparizione divina, in questa atmosfera mistica, meravigliosa non possono far altro che restare in sua contemplazione e sospirare. Questa donna, anche se signora di umiltà, tanto che in confronto a lei ogni altra donna diventa , è una realtà troppo alta, troppo lontana per gli uomini che non possono assolutamente descriverla, e cantarla, con le proprie parole di mortali: “So che parlare null'omo pote”, “Ch'io nol savia cantare”, “Non si poria cantar la sua piagenza”. Il motivo dell'ineffabilità, quindi, attraversa tutto il sonetto e ne diventa il tema principale. All'impossibilità di parlare, e quindi di poetare, si aggiunse poi l'impossibilità di conoscere, in senso filosofico, la donna. La mente umana proclama la sua incapacità di elevarsi e comprendere ciò che è sovrannaturale, perfetto, divino, e cioè la donna che quindi assume le stesse caratteristiche di Dio, inconoscibile all'uomo secondo le idee di Cavalcanti. Il processo di sublimazione della donna è molto più deciso di quello operato dagli altri poeti del Dolce Stil Novo, in particolare da Guinizzelli nel sonetto “Io voglio del ver la mia donna laudare” al quale peraltro si rifà Cavalcanti (riprende le rime in e e ripete quattro parole in rime: , ,,). Guinizzelli loda e contemporaneamente descrive la donna con numerosi paragoni naturali: la rosa, il giglio, le stelle, la campagna, i colori e le pietre preziose, e le conferisce la capacità santa di convertire tutti coloro che non credono in Dio solamente con il suo sguardo, allontanando ogni pensiero malvagio. Guinizzelli quindi fa diventare la propria donna un angelo, che sebbene possieda caratteristiche e potenzialità straordinarie non suscita nell'uomo quello stupore, quell'ammirazione, quel senso di impotenza che invece scatena la donna -Vergine la donna- Di Continua »

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