Se Questo è Un Uomo Di Primo Levi - Scheda-libro di Italiano gratis Studenti.it

se questo è un uomo di primo levi: Questionario sul libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi. 5 Domande e risposte commentate sull'opera. (2 pagine formato doc)

VOTO: 5 Appunto inviato da 8paolella7

8 marzo '05 8 marzo '05 Questionario sul libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi. 1) Cosa vuol dire il titolo? (Riflessioni personali) Il titolo del libro, “Se questo è un uomo”, è volutamente ambiguo. Da una parte l'uomo di cui si parla nel titolo può rappresentare i carnefici, coloro che riescono a superare tutti i limiti della disumanità, considerando e trattando dei loro simili come bestie. Allora Levi ci pone questa domanda: Può essere un uomo questo? Dall'altra parte l'uomo di cui si parla nel titolo può rappresentare le vittime torturate ed uccise per il solo fatto di appartenere alla razza ebraica. E allora il titolo è pertinente anche per questo caso: Può essere considerato uomo, qualcuno le cui condizioni sono paragonabili ad una bestia? Secondo me il titolo si riferisce più alla seconda condizione perché Levi, anche con la poesia che pone all'inizio del libro, ci vuole fare riflettere su come una persona può essere disumanizzata da qualcuno che non è diverso da lui. 2) Riflessioni sulla poesia La poesia che Levi pone all'inizio del libro racchiude in se lo scopo della testimonianza che l'autore ha voluto diffondere, cioè che non venga cancellata mai la memoria di ciò che è stato. Questa poesia sorge come una sorta di minaccia che impone alle persone che vivranno dopo di lui a raccontare e a diffondere ciò che è accaduto nei Lager, considerando se la condizione in cui vivevano questi uomini può essere definita umana. Credo che l'intento di Levi sia quello di ricordare e far tramandare alle generazioni future ciò che gli è accaduto in modo da evitare che questi avvenimenti succedano ancora. 3) Chi sono i sommersi e chi sono i salvati? Primo Levi afferma che nel Lager ci sono due categorie di uomini: i sommersi e i salvati. I sommersi erano i prigionieri destinati sicuramente a soccombere, i cosi detti “musulmani”, di cui faceva parte la stragrande maggioranza dei detenuti del Lager. Erano i più deboli, i più sottomessi, quelli per cui valeva il detto del Lager “l'unica cosa è obbedire”, Levi li definisce quelli che “sono qui di passaggio e di cui non rimarrà che un pugno di cenere…” Queste persone avevano toccato il fondo della sofferenza e della disperazione. Non avevano avuto modo di reagire perché sono stati prima paralizzati e resi incapaci persino di osservare e di capire e poi completamente demoliti. I salvati invece erano gli “adatti”, i candidati a sopravvivere, quelli per cui valeva un altro detto del campo “A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto”. Sono quelli che lottano non solo per sopravvivere ma anche per mantenere un briciolo di dignità, di identità, che trovano espedienti per conquistare una razione di pane in più, un litro di zuppa in più, per fuggire ai lavori più duri e per farsi rispettare anche dai Kapos, che spesso trovano in questi soggetti i più forti “alleati” e fanno sì che godano di privilegi o che ven Continua »

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