L'opera di Moravia è un romanzo breve e tratta di un ragazzo tredicenne, Agostino, nel periodo di transizione tra l'innocenza della fanciullezza e la consapevolezza propria del mondo adulto. Agostino è simbolo dell'adolescente incompleto, mostra infatti ancora i segni di una precedente ingenuità.
Partendo dal rapporto che ha con sua madre, di grande intimità e potremo anche dire di "ossessiva" venerazione, ma tuttavia tranquillo e sereno, privo di turbamenti si arriva a un rifiuto e un disgusto di quelle che sono le attenzioni della madre verso di lui. Tutto questo perché il ragazzo non vede più sua madre come tale, ma la vede come una donna, dotata di una sua eleganza, una sua femminilità e una sua bellezza. Possiamo dire che Agostino apre gli occhi e prende coscienza del mondo che lo circonda.
I primi sentimenti di disagio nascono quando un giovane bagnino, di nome Renzo, si avvicina alla madre e le propone di fare una gita in barca, come era solita fare tutte le mattine con il figlio. Lei accetta, nonostante il disappunto di Agostino, che dopo le prime volte incomincia a distaccarsi sempre più..
La rottura definitiva del rapporto con la madre è data da uno schiaffo, che nonostante chiuda un legame, ne apre altri, infatti è questo gesto che permette ad Agostino di conoscere alcuni ragazzi, figli di bagnini o marinai, che sono totalmente differenti da lui e dalla sua borghesia.
Stando con loro entra a conoscenza di un mondo nuovo, di un mondo che lo spaventa e allo stesso tempo lo incuriosisce. Diventa però schiavo di esso, perché nonostante il gruppo di ragazzi lo insulti, lo maltratti e lo deridi, lui continua a frequentarlo, poiché senza si sente perso.. si sente ormai escluso dal mondo a cui apparteneva prima, ma non si sente ancora protagonista di una nuova realtà.
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