Ricardo Arana non ha vita facile all'interno del Leoncio Prado. Tutti lo chiamano "lo Schiavo" . È sottomesso, umiliato e sbeffeggiato dai cadetti, ignorato da comandanti e insegnanti. Non ha mai avuto una vocazione per la scuola militare: il padre, con il quale aveva un instabile rapporto di tensioni e incomprensioni, lo spinse di entrare al Leoncio Prado per renderlo più dipendente e virile. Lo Schiavo colse al volo l'occasione per allontanarsi dalle violenze paterne e dalla madre troppo ottusa e servile.
L'unico cadetto che gli dimostra una sorta di amichevole alleanza è Alberto, il Poeta (chiamato così perché si ingegna a inventare racconti pornografici per divertire i compagni e poiché scrive lettere a pagamento). È Alberto il vero protagonista del racconto in cui s'identificano maggiormente il narratore e l'autore stesso ("Ero un bambino viziatissimo, presuntuosissimo, cresciuto, faccio per dire, come una bambina...Mio padre pensava che il Leoncio Prado avrebbe fatto di me un uomo, -ricorda Vargas Llosa-, ma per me fu come scoprire l'infermo"). Il Poeta proviene da un quartiere di gente per bene, dove le feste, i balli e le uscite con il solito gruppo di amici erano all'ordine del giorno. Entrato al collegio, si dimentica della vecchia vita e impara a convivere con persone ben più violente e complesse, come il Giaguaro.
Questo personaggio senza nome, identificato solo come un animale veloce e scaltro, è il capogruppo dei cadetti protagonisti, il loro esempio. È lui che, quando ancora erano cani, vale a dire matricole, ha creato "il circolo", l'organizzazione segreta dove si pianificavano i contrattacchi alle offese dei cadetti più grandi. Il Giaguaro nasconde però una doppia identità svelata solo nelle ultime pagine del racconto.
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