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Breve saggio sulla storia e la definizione di eutanasia con pareri personali (2 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da simon14

Eutanasia Eutanasia Definizione: Per Eutanasia, che etimologicamente significa "buona morte", secondo la Dichiarazione della S. Congregazione per la Dottrina della Fede, s'intende: "un'azione o una omissione che di natura sua, o almeno nelle intenzioni, procura la morte allo scopo di eliminare ogni dolore." Questa definizione può essere integrata aggiungendo al concetto di morte senza dolore, quello di "morte con dignità", significando con quest'ultima il rispetto che ciascuna persona deve dare al proprio Io. Questo concetto diventa sempre più pregnante ai nostri giorni dato che, nel mondo occidentale, almeno l'ottanta per cento delle morti avviene non più a casa propria e tra l'affetto dei congiunti, ma in ambiente ospedaliero, spesso caratterizzato dall'isolamento e dalla solitudine dell'ammalato. Storia: Il problema dell'eutanasia non è però specifico della nostra epoca; da sempre i medici hanno dovuto farvi fronte e da sempre hanno incontrato pazienti che chiedevano loro di essere aiutati ad anticipare la propria morte. E' per questo che nel cosiddetto "giuramento d'Ippocrate" si trova scritto: "Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio" E agli inizi dell'era moderna il medico e filosofo inglese Francesco Bacone scriveva che era altamente desiderabile che i medici imparassero "l'arte di aiutare gli agonizzanti a uscire da questo mondo con più dolcezza e serenità". Quello che è specifico però della nostra epoca, e che spiega l'acutizzarsi del problema, è il profondo mutamento che le condizioni del morire hanno subìto a causa del progresso della medicina, e, più in generale, del miglioramento delle condizioni e delle aspettative di vita. Fino a non molti decenni fa, la morte giungeva di solito abbastanza presto, o perché la malattia non poteva essere efficacemente contrastata, o perché insorgevano complicanze quali infezioni polmonari (la cosiddetta buona, cara polmonite, secondo la definizione dei vecchi medici), che allora si rivelavano rapidamente mortali. La morte avveniva prevalentemente a casa, e, anche se non sempre era una morte "dolce e quieta", il processo del morire e, quindi, il dolore e la sofferenza duravano comunque relativamente poco. Oggi si muore più tardi e non più per malattie acute, quanto invece per malattie croniche e degenerative legate alla vecchiaia, cosa che ha fatto coniare a Daniel Callahan l'aforisma: "Vite più lunghe e salute peggiore; malattie più lunghe e morti più lente; vecchiaia più lunga e demenza crescente". Ancora, oggi la medicina è in grado di vicariare le funzioni dei più importanti organi vitali e quindi di tenere in vita un paziente indefinitamente e, comunque, ben oltre il punto in cui si può ragionevolmente dire che stiamo prolungando la vita e non, invece, procrastinando inutilmente la morte. Questo è un punto importante; l'etica medica tradizionale s'è formata in un'epoca in cui molto poco poteva essere fatto per salvare la vita del pazi Continua »

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