La Giustizia Nei Promessi Sposi - Tema di Italiano gratis Studenti.it
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Spiegazione sulla visione che ha l’autore della giustizia nel Seicento e citazione e analisi dei passi e gli episodi più significativi. (2 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastellastella Appunto inviato da 90santa

Ripercorri i primi tre capitoli dei Promessi Sposi concentrando la tua attenzione sul tema della giustizia Ripercorri i primi tre capitoli dei Promessi Sposi concentrando la tua attenzione sul tema della giustizia. Spiega quale visione ha l'autore della giustizia nel Seicento e cita e analizza i passi e gli episodi che ritieni più significativi. Sin dalle prime pagine de “I promessi sposi” il Manzoni ci presenta una società ingiusta e violenta che risolve i problemi e le questioni sociali con la forza dei potenti. L'autore ci descrive la dura situazione delle regioni sottomesse alla dominazione dei soldati spagnoli e le prevaricazioni che questi compiono nei confronti della popolazione. L'episodio fra Don Abbondo e i bravi dà spazio all'autore per una digressione sul clima di violenza che caratterizza in quel tempo il Ducato di Milano: i deboli sono costretti a subire i soprusi dei potenti e non sono tutelati dalla giustizia, che si limita a emanare gride su gride senza alcun effetto positivo. Infatti l'autore, proprio in questa occasione, cita diverse gride che però servono solo a rendere le leggi più ampollose e non fanno altro che favorire le classi privilegiate. Signori e signorotti locali, avendo un'elevata influenza sulle istituzioni giudiziarie e protetti da piccoli eserciti personali di bravi, eludono le gride e fanno valere il proprio potere sulla popolazione. Il clima di ingiustizia e di violenza è rappresentato dall'ancora forte potere feudale, personificato nella figura di Don Rodrigo, e dalla totale inefficacia della giustizia spagnola, la cui organizzazione burocratica, lenta e macchinosa, non riesce a garantire ai cittadini la dovuta protezione. Così l'unica “giustizia” rispettata è quella di Don Rodrigo, e di quelli che,come lui, si servono della violenza come strumento di dominio. Anche gli intellettuali, e taluni uomini di chiesa sono condizionati ad accettare le logiche di sfruttamento: Don Abbondio e Azzecca-garbugli, uomini comuni, ma non certo indotti, diventano le vittime e insieme gli strumenti di trasferimento dell'oppressione, ed è a questo proposito che il Manzoni scrive la sua massima: “I provocatori, i sovverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi”. Il tema dell'ingiustizia assume tutta la sua evidenza nel terzo capitolo, attraverso la figura di Azzecca-garbugli. Egli è un personaggio comico, ma è anche una figura drammatica, in quanto rappresenta la crisi del Seicento, l'impoverimento dei valori morali e il rispetto servile nei confronti del potere. Anche la scelta, da parte di Don Abbondio, del sacerdozio, viene motivata motivata dalla ricerca del quieto vivere piuttosto che dalla fede e dalle tristi condizioni di questa società, in cui le vari classi sociali si organizzano in corporazioni, così da essere più forti nel combattere contro le angher Continua »

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