oh famelice, inique e fiere arpie ch'all'accecata Italia e d'error piena, per punir forse antique colpe rie, in ogni mensa alto giudicio mena! Innocenti fanciulli e madri pie cascan di fame, e veggon ch'una cena di questi mostri rei tutto divora ciò che del viver lor sostegno fôra. Sono questi i versi che introducono l’avventura del paladino Astolfo che nel trentaquattresimo canto dell’Orlando Furioso è impegnato in un viaggio che si può definire dantesco, attraverso l’Oltretomba e il Paradiso. Ed è proprio lì, al Paradiso terrestre, che, in un palazzo, incontra San Giovanni Evangelista, il quale lo informa delle condizioni di Orlando e in seguito lo guida sulla luna. Il suo scopo è di ritrovare il senno di Orlando (custodito in piccole ampolle in una valle della luna) e di renderglielo. Astolfo riuscirà nell’impresa e anzi otterrà anche un po’ del proprio senno smarrito. Si nota subito dai primi versi quale sia la complessità dello scrivere ariostesco. Nonostante tutto, per una buona comprensione, sono sufficienti un po’ di attenzione e una certa dimestichezza nell’analisi di brani letterari. Continua »