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Confronto tra “A Silvia” , “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” , “Dialogo della Natura e di un Islandese”: Elaborato sui tre componimenti di Giacomo Leopardi: affinitŕ e differenze, la natura negativa e crudele, la vita e il senso del vivere, citazioni (2 pagine formato doc)

VOTO: 5 Appunto inviato da infoale89

Il tema principale trattato dai tre testi da mettere a confronto, ovvero i canti "A Silvia" e "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia" e il dialogo "Dialogo della Natura e di un Islandese" , è quello della Natura e della vita dell'uomo in relazione ad essa.

In tutti e tre i testi la Natura viene vista come qualcosa di negativo e crudele: in "A Silvia" Leopardi dice che la Natura lascia speranze agli uomini, per poi disintegrare tutto ciò che essi si erano prospettati: "O natura, o natura, Perché non rendi poi Quel che prometti allor? perché di tanto Inganni i figli tuoi?" questi quattro versi sono il succo di questo concetto: ponendogli una domanda, Leopardi accusa esplicitamente la Natura d'esser crudele, falsa e traditrice.

Nel "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia" essa non viene direttamente accusata, ma il pastore protagonista del canto si confronta con la Luna , alla quale pone un sacco di domande, che però non troveranno risposta. "Se tu parlar sapessi, io chiederei: Dimmi: perché giacendo A bell'agio, ozioso, S'appaga ogni animale; Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?" tramite questa domanda posta alla Luna dal pastore, si può comunque cogliere lo stesso pensiero della Natura che Leopardi ha espresso in "A Silvia" : si domanda perché la Natura lascia che gli animali risposino in pace all'ombra, mentre l'uomo, nello stesso scenario, vien invece assalito dalla noia; è segno di cattiveria contro il genere umano, anche se Leopardi fa dichiarar al pastore ch'ei non ha nulla di cui lamentarsi o piangere, per ora: quella che pone alla Luna non è una lamentela, ma una semplice domanda.

Nel "Dialogo della Natura e di un Islandese" , Leopardi pone a diretto confronto la Natura e l'uomo.
La Natura è vista come una forza spietata, impersonale, che si governa tramite il principio di auto-conservazione ; indifferente al destino, la Natura non ha come obiettivo ne la felicità ne l'infelicità dell'uomo: quando opera contro di esso, nemmeno se ne accorge.
E se pur dovesse giungere a distrugger l'intero genere umano, ella nemmeno se ne accorgerebbe. Questo concetto è ben espresso nella parte di dialogo che dice: "Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l'intenzione a tutt'altro, che alla felicità degli uomini o all'infelicità. ..."

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