Tsunami E Le Catastrofi Naturali - Tema di Italiano gratis Studenti.it
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tsunami e le catastrofi naturali: questo breve saggio illustra le catastrofi naturali. Un uso più saggio del territorio può ridurre i danni provocati dalle catastrofi naturali.... (1 pagine formato doc)

VOTO: 5 Appunto inviato da bio1989

TSUNAMI E ALTRE CATASTROFI NATURALI Andrea E. 3'C Liceo Tecnico 23/12/05 TSUNAMI E ALTRE CATASTROFI NATURALI Un uso più saggio del territorio può ri­durre i danni provocati dalle catastrofi naturali. Quando si parla di ambiente e di tutela degli equilibri naturali non si fa mai vuota retorica, ma si pone l'attenzione su un pro­blema di estrema importanza; quando si par­la dei rischi che possono conseguire a un uso del territorio che non tenga conto del­l'impatto ambientale, non si fa dell'inutile allarmismo. E infatti, dopo le catastrofi na­turali, ci si chiede sempre: sarebbe stato possibile evitare quello che è successo? Si è colpevoli di vittime e danni? Purtroppo gli interrogativi del dopo servono a ben poco se, passata l'emergenza, si ritorna a devasta­re il territorio, senza ricavare alcuna lezione dall'esperienza subita. Bisogna convincersi che le catastrofi naturali, come terremoti, alluvioni, frane, maremoti, onde anomale, se sono inevitabi­li, tuttavia i loro effetti dannosi possono dal­l'uomo essere contenuti con una saggia ope­ra di prevenzione e con un uso del territorio razionale e rispettoso degli equilibri am­bientali. Anche gli effetti terribili e devastanti dello tsunami, l'onda anomala che il 26 di­cembre del 2004 aggredì le coste di alcuni Paesi rivieraschi dell'Oceano Indiano per decine di migliaia di chilometri, pur nella sua inevitabilità, in quanto conseguenza di un maremoto di straordinaria violenza avrebbe potuto provocare danni di gran lun­ga inferiori se soltanto gli uomini fossero stati più accorti. Lo tsunami, parola giapponese che si­gnifica "onda del porto", è frequente lungo molte coste dell'Oceano Indiano e del­l'Oceano Pacifico e, in misura molto piùcontenuta, anche lungo alcune coste del nostro Mar Mediterraneo. Si tratta di onde anomale che possono spostare masse d'ac­qua anche notevoli in conseguenza di un' alta marea, di un maremoto e perfino del passaggio al largo di una nave di gran­di dimensioni. Quello che il 26 dicembre del 2004 si abbatté lungo gran parte del­l'arco costiero dell' Oceano Indiano era uno tsunami alto più di dieci metri, attiva­to da un violentissimo terremoto, del nono grado della scala Richter, con epicentro nell' oceano, ad alcune centinaia di chilo­metri allargo dell'isola di Sumatra. La massa d'acqua che si spostò in conseguenza del sussulto sismico raggiun­se le coste di Sumatra dopo circa un'ora e via via, dopo alcune ore; quelle della TIlai­landia, della Birmania, dello Sri Lanka e, infine, quelle della Somalia dall' altro Iato dell' oceano, in Africa. Con i sofisticati sistemi tecnologici di cui disponiamo, di avvistamento e trasmis­sione dei dati attraverso le reti satellitari, sa­rebbe stato possibile avvertire per tempo le popolazioni interessate dall' evento catastro­fico, in modo da farle allontanare dalle co­ste, cioè dai luoghi maggiormente a rischio. Invece questo non è stato fatto, per l'assen­za di un sistema di protezione civile capace d'intervenire in tempo reale in Continua »

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