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La vecchiaia: Commenti personali sulla senilità (2 pagine formato doc)

VOTO: 3 Appunto inviato da lunat1990

Nell’articolo di giornale di Roberto Gramoccia,il giornalista cita Terenzio Varrone, che scriveva, nel tempo dell’antica Roma, “Senectua ipsa morbus” ossia, la vecchiaia è di per se una malattia. Durante i secoli avvenire, molte sono le opinione a riguardo, grandi pensatori hanno discusso sulla questione. Platone diceva che l’età senile è un nobile antefatto della liberazione dell’anima dalla prigione del corpo, una vera e propria “Liberazione”. Aristotele sarà invece spietato, come Cicerone che scrive “..i vecchi sono bisbetici,pieni di preoccupazioni,irascibili,difficili se andiamo a cercare anche avari…” aggiungendo però alla fine “..ma questi sono difetti del carattere e non della vecchiezza.” Questo era pressappoco ciò che si pensava fino ai primi decenni del ‘900, dove, nel mondo definito civilizzato,l’età medie di sopravvivenza non superava i quarant’anni. La questione senile, ha invece assunto un ruolo diverso negli ultimi cinque sei decenni, in cui,le condizioni di vita migliori, e lo sviluppo tecnico-scientifico nell’area occidentale, ha aggiunto anni alla vita media degli uomini. Per questo che il giornalista si chiede:Ma come è avvertita oggi la terza età? Si potrebbe immaginare che la terza età sia più appagata e felice, con la liberazione dal lavoro muscolare, assicurata dal progresso, che ha reso la vita meno usurante, più lunga e indubbiamente più semplice. Ebbene,è vero invece, l’esatto contrario, il vecchi si sente relegato hai margini della società, e mai come in questo periodo, la vecchiaia è una malattia. Il pensiero unico,ovvero il Senso Comune ha sottratto ogni peso alla figura autorevole-utile dell’anziano,le cui necessità assistenziali della questione senile sono pesanti ed onerose, aggiungendo inoltre che la paura della morta rende gli anziani ancora più sgradevoli. Nel libro di James Hillman “La forza del carattere” si confuta brillantemente le idee correnti sulla senilità. Lo scrittore nella sua prosa è preso a dimostrare una tesi centrale “La patologia principale della vecchiaia è l’idea che ne abbiamo” Lo scopo della sua ricerca è quello di disfare la coppia che la società tende ad unire,ossia morte-vecchiaia, per ricostruire quell’antica connessione tra la senilità e l’unicità del carattere. In questo tema, Eraclito scriveva che “Il carattere è il testino” e per Hillman “Gli ultimi anni della vita confermano e portano a compimento il carattere”. La senilità è quella straordinaria età che consente al carattere di venir fuori, dando il ricordo di un autorevole avo alla memoria di chi resterà. Non ci deve essere quindi nessuna rassegnazione e nessuna resa. “Più Luce” furono le ultime parole di Goethe morente, in uno spasmo di vita destinato a prolungarsi nel tempo, e lo stesso vale per gli molti artisti, che in vecchiaia hanno avuto uno scatto di eccellenza. Ciò può dimostrare che, nonostante il minimo delle energie biologiche, si ha il massimo delle energie creative, Francesco Antonini dice appunto “L’età Continua »

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