Tema sul testo di Dolcenera: canzone di Fabrizio de Andrè

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Analisi di "dolcenera", una delle più profonde canzoni di Fabrizio de Andrè, poeta della seconda metà del 900 (1 pagine formato doc)

Tema sul testo di Dolcenera: canzone di Fabrizio de Andrè - Penso che questa sia una delle più complesse e ricche di significato,tra le canzoni del Nostro, così ho pensato opportuno sviluppare un'analisi quanto possibile approfondita, considerata l'esigenza di sintesi. Mi sembra che, per comodità, si possano riscontrare almeno tre livelli metaforici: 1) L'alluvione per lo straripare di un fiume(dolce-nera) vista come fatto reale, che sconvolge quello che è probabilmente un paesino poco sviluppato (il dialetto, le tematiche dell'albo, il rit-mo che ricorda quello della tarantella, ecc., sono elementi indicativi) prendendo di sorpresa e uccidendo "la moglie d'Anselmo" (anche questo epiteto rimanda a locuzioni popolari).

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A questo livello l'amore è utilizzato come metafora; la "moglie d'Anselmo" sogna il mare-amante-immaginario, ma l'acqua di altra natura sconvolge tutto, come teme la persona-amante-immeginaria da cui la moglie d'Anselmo si è recata ("e l'amore ha l'amore come solo argo-mento, e il tumulto del cielo ha sbagliato momento").


2) Ma la vita, la morte e l'amore si confondono: tutte le descrizioni del massacro sono anche figurative di un amplesso (ed anche dolce-nera, sembrano caratteri di una donna). Non c'è rottura reale tra il sogno di vita-mare e la morte-alluvione, quasi che il secondo fosse lo svelamento del primo, che all'improvviso getta la maschera e violenta. Così alla fine, "oltre il muro dei vetri si risveglia la vita, che si prende per mano a battaglia finita" : i superstiti, coloro che hanno combattuto contro la morte, si riprendono per mano come amanti dopo l'atto, ma, poiché questo simboleggia la lotta, avvenuta prima, con la morte, c'è un filo continuo tra scampare e ripren-dersi; i personaggi sono gli stessi, i compagni cui ridiamo la mano dopo la sventura sono insepa-rabili dall'acque mortali. E infatti continua "...come fa questo amore, che dall'ansia di perdersi ha avuto in un giorno la certezza d'aversi".

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 E' l'amore-morte della "moglie d'Anselmo", che è proprio il punto massimo d'incontro tra la lotta per la vita e l'amore per la morte: la morte, da questo punto di vista, è la raggiunta completezza. Amore "vero" ma immaginario, "da potervi ingannare", della moglie d'Anselmo, personaggio anch'esso indistinto, senza nome. Si chiarisce meglio questa vicinanza vita-morte se si comprende come metafora generale di un vivere in pe-ricolo e in bilico, da parte della povera gente: ciò che è vita (l'acqua-mare) può diventare mor-te(acqua-fiume), e viceversa: a questo punto le distinzioni vacillano, l'amore feticizzato per la morte (è inutile ricordare qui i miti pagani) si associa alla diffidenza per il compagno. Così è an-che più chiara l'immagine del prendersi per mano dei superstiti-morte: in una situazione di peri-colo i vicini possono aiutare, ma possono essere anche d'ostacolo: si lotta contro la morte ( che viene da fuori) ed anche (per la sopravvivenza) con chi ci è affianco. Nella penuria il nemico è ovunque:

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