Psichiatria e prostituzione: venti di controriforma? Animazione sociale, ottobre 2003 Il persistere dei concetti di "pericolosità sociale" e di "vittima" Negli attuali orientamenti di legge in materia di psichiatria e prostituzione si può individuare una comune impostazione di fondo. Essa è volta a sancire l'esclusione di alcune categorie di persone dal completo godimento dei loro diritti fondamentali; in nome dei diritti e della sicurezza della maggioranza. Annunciata dai provvedimenti sull'immigrazione (sembra farsi largo una concezione escludente del diritto) che produce livelli differenziati di cittadinanza e di esistenza tra gruppi sociali. Le politiche socio-assistenziali che l'attuale governo in Italia mostra di voler perseguire, in relazione alle molteplici forme del disagio e della marginalità sociali, sembrano voler riproporre modelli teorici e pratici di neo-istituzionalizzazione del disagio e delle persone. La riproposizione di luoghi "speciali" separati dal resto della società e preposti alla cura e al contenimento del disagio e della devianza, particolarmente nel campo della psichiatria e della prostituzione, non si inserisce in un terreno in contaminato e neutro, piuttosto interviene direttamente in veri e propri "campi di battaglia" del nostro recente passato e mette pericolosamente in discussione riflessioni, conquiste e diritti che, solo qualche decennio fa, movimenti sociali articolati e di diversa natura erano riusciti a elaborare e assicurare. Si tratta di movimenti sociali nati e insorti proprio contro le istituzioni totali e le loro tecnologie di controllo, contro le pratiche di esclusione e di discriminazione in esse operanti, movimenti che sono riusciti, attraverso la voce degli istituzionalizzati ma anche degli operatori preposti all'istituzionalizzazione, a criticare, mettere in crisi e, in qualche caso, scardinare un modello "detentivo" di gestione del disagio e della devianza. Movimenti, soprattutto, che dal basso hanno sollecitato e prodotto percorsi di riformismo da cui sono scaturite nuove leggi, quale appunto la legge Basaglia sulla psichiatria (L. 180/78) è stata. Il riferimento è qui al movimento dell'anti-psichiatria, che ha determinato la chiusura dei manicomi e l'approvazione della legge Basaglia, con la quale nel 1978 in Italia si è riformato tutto il sistema psichiatrico; e al movimento delle persone dedite alla prostituzione che, negli anni `80, hanno cominciato a parlare di diritto all' autodeterminazione sessuale e di riconoscimento della prostituzione come lavoro, tanto da rivendicare per se stesse la definizione di sex workers. Un movimento, questo, che va ricondotto a un importante precedente, il passaggio epocale da un sistema regolamentista a un sistema abolizionista nelle politiche di governo della prostituzione, segnato in Italia dall'approvazione della legge Merlin sulla prostituzione (L. 75/58). Il risultato di queste lotte sociali è stato l'abolizione di luoghi e di trattamenti special Continua »