Sono gli anni immediatamente seguenti alla prima guerra mondiale. Masse di reduci dalla guerra erano in agitazione, deluse dall’atteggiamento del governo, che non manteneva le promesse fatte prima della fine del conflitto; dare lavoro, riforme, terra. Il Parlamento si era lasciato esautorare con incredibile facilità. Una minoranza nutrita di demagogia, di nazionalismo esasperato e di antisocialismo ad ogni costo, forte della volontà del re, riuscì a portare in guerra l’Italia.
AVVENTO E CADUTA DEL FASCISMO>>
Settecentomila morti, un milione e mezzo di feriti, mutilati ed invalidi, il Paese davanti al disastro. Nel frattempo gli operai delle grandi fabbriche del Nord sentivano crescere il loro peso e la loro organizzazione. Molti guardavano alla Russia sovietica, dove, per la prima volta, era stato instaurato un governo fatto dagli operai e dai contadini. I padroni dell’industria e i proprietari della terra erano invece impauriti dalla forza che le masse più povere della nazione sembravano avere.
LA NASCITA DEL FASCISMO>>
Il Governo più che dirigere il paese si lasciava trascinare dagli avvenimenti. Tutti avvertirono che era nell’aria qualche grande avvenimento e parecchi speravano in una rivoluzione socialista che finalmente realizzasse un po’ di giustizia per coloro che non avevano altro che le proprie braccia da vendere.
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