Non si può sostenere che l'impero stava rinascendo la notte di Natale dell'800, o almeno, non si può sostenere che qualcosa di grandioso e pressoché perfetto come l'Impero Romano stesse riprendendo vita.
Carlo Magno, infatti, si impose come imperatore, ma niente del suo impero aveva a che fare con l'antico splendore imperiale; la sola concezione che egli aveva dei territori sotto il suo dominio dimostra tutto ciò: l'impero è considerato come una proprietà personale da sfruttare a proprio vantaggio e la gestione non è affidata ad amministratori interessati al bene dell'impero stesso, ma da vassalli legati da patti di fedeltà personale all'imperatore.
Si possono aggiungere ulteriori considerazioni a dimostrare le evidenti differenze fra l'uno e l'altro impero, prima fra tutte quella legata all'estensione territoriale; infatti l'antico impero si allargava dalle coste settentrionali dell'Africa fino all'Inghilterra e i suoi possessi arrivavano fino alla zona del Reno e del Danubio, quell'apparenza di impero che aveva invece fondato Carlo non poteva vantare territori oltre la Sassonia, il nord Italia e la Francia.
Sicuramente bisogna attribuire all'imperatore carolingio il merito di aver conquistato i territori a nord della Germania, la Baviera e anche parte del regno longobardo, ma non si possono assolutamente equiparare i due imperi storici.
A quest'estensione ridotta va aggiunto un notevole spostamento del baricentro: esso, effettivamente, non era più posto sul Mare Nostrum, ma ben più a nord, nel centro dell'Europa. Tale indicazione determina varie altre conseguenze: la lontananza dal mare implica una notevole diminuzione dei commerci e dei contatti con altre civiltà.
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