INDICE Introduzione alla fenomenologia di Jean Luc Marion Introduzione alla fenomenologia di Jean Luc Marion Marion, una delle figure più autorevoli del panorama filosofico francese contemporaneo, attualmente professore all'Università di Paris-Sorbonne (Paris IV) e a quella di Chicago, ha un orientamento di pensiero che si inscrive all'interno della scuola fenomenologica di Husserl e di quella dell'ontologia di Heidegger, e la sua riflessione cerca di oltrepassare i limiti che la fine della metafisica e il diffondersi del nichilismo hanno messo in rilievo. Marion, come pensatore o ri-pensatore della fenomenologia, si impegna in una nuova elaborazione della classica operazione fenomenologica, la cosiddetta “riduzione fenomenologica”. Secondo questo procedimento, il proprio giudizio sull'esistenza delle cose, che normalmente viene dato per ovvio, subisce una messa tra parentesi, un'epoché o sospensione, per poi far emergere dalle cose stesse la loro essenzialità, il loro darsi da fenomeni. La caratteristica della fenomenologia consiste, quindi, nel porsi come spettatori di fronte al manifestarsi delle cose nella loro assoluta e indubitabile originarietà e purezza, perché sia l'oggetto stesso ad apparire senza che debba essere dimostrata la sua esistenza con il metodo proprio delle scienze e della metafisica. Allora, la “svolta” fenomenologica, all'interno del complessivo scenario filosofico, risulta reale, poiché si presenta come un vero e proprio contro-metodo. Marion stesso afferma che, quello fenomenologico, è un metodo paradossale che non consiste nel prendere l'iniziativa, ma nel perderla; il soggetto non è più attore, lascia il suo ruolo al fenomeno perché possa mostrarsi come dato. Sul pensiero di Marion, ha certamente avuto influenza un filosofo di grande spessore, a lui contemporaneo, come Emmanuel Lévinas. Il tentativo di oltrepassare il rapporto di intenzionalità sviluppato da Husserl costituisce, infatti, soprattutto nella risposta levinassiana, un grande passo in avanti nel panorama filosofico occidentale. Con Lévinas, la dimensione dell`intenzionalità husserliana subisce essa stessa un'epochè fenomenologica nel momento in cui rientra nel processo di tematizzazione e oggettivazione dell'alterità, quasi dovesse negare se stessa per essere a se stessa fedele: Solo Altri sfugge alla tematizzazione. La tematizzazione non può servire da fondamento alla tematizzazione (…). Se la filosofia consiste nel sapere in modo critico, cioè nel cercare un fondamento alla propria libertà, nel giustificarla, essa comincia con la coscienza morale nella quale l'Altro si presenta come Altri e nella quale il movimento della tematizzazione si rovescia. Allora, per Lévinas, è il volto dell'altro che interrompe il processo di riduzione fenomenologica e che si pone come presenza dell'infinito, aprendo un processo di infinizione che non scaturisce in un rapporto di conoscenza, in un'operazione conoscitiva, ma nella trascendenza del Continua »