INTRODUZIONE
La figura di Seneca è tra le più ricche e le più suggestive cui l'antichità abbia dato vita. Tanti sono i tratti che lo avvicinano all'uomo moderno, le riflessioni, i tormenti dello spirito, la consapevolezza delle debolezze umane in cui non è possibile non riconoscersi.
Avverso alla pura erudizione di coloro che insegnavano a disputare e non a vivere ed alla cultura che non servisse al fine ultimo del bene interiore, Seneca è stato dai suoi ammiratori avvicinato a Socrate per quello spirito ascetico che ne dirigeva la condotta e l'opera. Biasimato altresì da contemporanei e posteri che non gli hanno perdonato una sostanziale incoerenza tra le affermazioni contenute nell'opera e gli atti della vita, Seneca ha goduto di grande fortuna in ambiente cristiano e nel Medioevo. L'imponente produzione senecana è quasi interamente conservata proprio perchè è stata oggetto costante di studio e di lettura.
Il medesimo giudizio contraddittorio sul personaggio Seneca ha investito le sue tragedie, tradotte, rappresentate ed imitate nei secoli XVI e XVII e, viceversa, condannate, denigrate e vituperate nei secoli successivi. Tragedie tramandate come senecane e che noi consideriamo sicuramente senecane (eccezione fatta per l' Octavia ) nonostante ne sia stata spesso messa in discussione la paternità. Riguardo all'identità di Seneca tragediografo e Seneca prosatore si parlerà nel primo capitolo di questa tesi.
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