Fin dai tempi antichi i progettisti di opere di ingegneria civile erano ritenuti responsabili di eventuali crolli subiti dalle costruzioni: nel codice di Hammurabi,1 sovrano mesopotamico del XVIII secolo a.C., il costruttore era punibile addirittura con la morte in caso di crollo dell'edicio. Naturalmente il crollo doveva avvenire a causa di carichi ordinari, per esempio nel caso in cui si trovassero molte persone nella stessa stanza. Al contrario i crolli dovuti a carichi eccezionali quali terremoti e uragani non venivano neppure presi in considerazione, dal momento che si dava per scontato che il progettista nulla potesse contro tali eventi "soprannaturali" mandati dagli dei per capriccio o per punire gli uomini. Col passare dei secoli, sebbene svanisse via via la convinzione che tali eventi estremi fossero dovuti a un intervento divino, al progettista rimaneva tacitamente concesso di non occuparsene: sia la legge che l'uomo comune non avrebbero mai ritenuto colpevole colui che avesse realizzato una costruzione senza tenere in conto un carico eccezionale quale il terremoto che non si sa ne quando arriva e neppure con quale intensita. Ma in tempi piu recenti la costruzione di grandi metropoli con conseguenti addensamenti di popolazione e la realizzazione di edici sempre piu arditi ha portato ad un cambiamento di mentalita: non e possibile permettere che una struttura di cento piani con migliaia di persone che vivono e lavorano al suo interno possa, anche in condizioni estreme, crollare rovinosamente. 1Il codice di Hammurabi, dal nome del sovrano babilonese che provvide a realizzarlo, e una raccolta di leggi incisa in 51 colonne su una stele di diorite scoperta all'inizio del nostro secolo e oggi conservata al museo del Louvre. Consta di un prologo e di un epilogo celebrativi del sovrano e di 282 articoli riguardanti vari aspetti del diritto civile, penale e commerciale. Continua »