La presente trattazione si sviluppa attorno alla questione dei servizi di pubblica utilità, così come appaiono alla luce del diritto comunitario e delle politiche e dei programmi sostenuti dall'Unione Europea.
Come emerge chiaramente dall'analisi di alcuni autori1, tale azione comunitaria è mossa da un duplice obiettivo: da un lato, l'introduzione di meccanismi concorrenziali finalizzati all'apertura dei mercati nazionali ed alla loro integrazione in un unico mercato europeo dei servizi pubblici, fino ad auspicare addirittura una comune concezione europea dello stesso servizio pubblico; dall'altro, il mantenimento degli obblighi di servizio pubblico e la garanzia di un sufficiente grado di espletamento delle missioni di interesse generale.
In altre parole, l'analisi principale si concentra su due concetti base, quello di "concorrenza" e quello di "universalità" e sulle possibilità di una loro "convivenza". Il concetto di concorrenza si riferisce chiaramente agli obiettivi di liberalizzazione ed apertura dei mercati che ispirano la gran parte delle azioni comunitarie relative alle libertà fondamentali. Del resto, è noto che lo scopo primario della Comunità Europea, intrinseco al suo stesso sorgere, è proprio l'integrazione dei 15 mercati nazionali degli Stati membri in un mercato unico europeo. La questione dei servizi di pubblica utilità non si sgancia da tale impostazione, anche se merita un'attenzione particolare proprio a causa della valenza pubblicistica che essi comportano. Da qui il concetto di universalità inteso come garanzia effettiva dell'espletamento delle missioni pubbliche a vantaggio di ogni cittadino comunitario, al di là di ogni logica di mercato.
Bisogna ora vedere se i due concetti sopraelencati possano convivere ed essere contemperati o, al contrario, il perseguimento dell'uno ostacoli il conseguimento dell'altro.
Continua »