È sempre più noto che tra le materie antropologiche e i fenomeni e gli atti rituali ci siano non solo semplici punti di contatto ma piuttosto un legame profondo che lega le due materie in maniera inscindibile . Il concetto teatrale di "analogia drammaturgica", sviluppato in ambito antropologico da Geertz e soprattutto da Turner, dimostra quanto i conflitti all'interno della società sembrano esser composti da strutture al cui interno si muovono personaggi che divengono, con i loro atteggiamenti, attori sociali e performer.
Entrando in contatto con il pubblico e tramite l'atto teatrale , essi subiscono un mutamento temporaneo della loro identità, così la gente che prende parte ad un rituale mostra una metamorfosi che viene definita "coscienza performativa" che permette di relazionare il mondo fisico con quello trascendentale. Gli studi fatti da Grotowski sugli attori ci dimostrano che i cambiamenti di coscienza possono essere anche permanenti in quanto scuotono l'intimità di ognuno e non restano legati semplicemente all'atto teatrale. Un tipo di recitazione così intensa, detta anche "flusso", permette di avere una performance talmente forte e passionale , da riuscire a smuovere la coscienza del pubblico e a divenire un tutt'uno con esso, proprio come dovrebbe accadere in un rituale.
È di fondamentale importanza l'assetto strutturale della performance teatrale per collocare dei nessi tra teatro e antropologia . Infatti l'intera sequenza performativa teatrale comprende, oltre allo spettacolo che ne è il fine, anche altre fasi ugualmente importanti: addestramento, laboratorio, prove, riscaldamento, performance, raffreddamento e seguiti. Questo ci rimanda ai riti di iniziazione che comprendono una separazione, una transizione e una riaggregazione.
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