Il secolo XX, fin dai suoi inizi conosce una crisi, definita come "crisi della ragione". Si tratta della fine di un' aspettativa , il venir meno di una richiesta rivolta alla ragione a partire dall' inizio dell'età moderna. Sparisce la certezza di un ordine assoluto e definitivo di sicurezze, costruito con l'esercizio della ragione.
Ciò che è caratteristico del periodo è l'estensione di tale atteggiamento critico anche alle forme normali di relazione sociale e personale, tutto viene investito da uno spirito di " critica ". Pirandello sostiene che: "In certi momenti tempestosi, tutte quelle forme fittizie crollano miseramente; anche quello che non scorre oltre i limiti, che si scopre a noi distinto e che abbiamo con cura incanalato nei nostri affetti, nei doveri che ci siamo imposti, nelle abitudini che ci siamo tracciate, in certi momenti di piena straripa e sconvolge tutto" [ da L'umorismo ].
Facendo un'osservazione che si richiama all'etimologia greca della parola, si può dire che il Novecento sia un secolo " pirata " = provare, tentare, sperimentare, etc. oppure che si tratti di un secolo " avventuriero ", che non smette mai di procedere per errori e tentativi. Infatti, ho scelto questo titolo perché ritengo che la crisi sia un momento in cui emerga la verità. Con il termine crisi s'intende un'improvvisa modificazione, in meglio o in peggio, di situazioni; è uno stato di perturbazione e di difficoltà più o meno grave, che interessa un individuo, una collettività, uno stato di cose, etc.
Quando si parla di crisi, s'intende generalmente, un cambiamento, per lo più connotato negativamente, che genera un movimento complesso nell'entità coinvolta, e che determina un capacità decisionale, unita alle necessità di scegliere le modalità più appropriate per affrontare l'imprevisto. La crisi può riguardare diversi campi: c'è la crisi economica che può essere aziendale e bancaria, la crisi intellettuale di Pirandello, e le crisi storiche (crisi del '29, e crisi della Monarchia e della Democrazia).
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