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Nomi, significati e oggetti, nelle teorie del linguaggio: Tesina scritta per un esame di filosofia del linguaggio (9 pagine formato doc)

VOTO: 5 Appunto inviato da maccabei

Significato, oggetto, e teorie del linguaggio Marco Bernabei, matr. 0900010280 Esame di Filosofia del linguaggio DAMS, musica Nomi, significati e oggetti, NELLE teorie del linguaggio Proporrò, in questo breve scritto, una sorta di sintesi sulle teorie relative al concetto di “significato”; partendo dalla concezione classica data da S.Agostino (che è la stessa che normalmente si fornisce quando si vuol spiegare la differenza tra significante e significato) passerò direttamente al pensiero di alcuni importanti filosofi di inizi `900, in particolare di G.Frege, L.Wittgenstein e B.Russell. Non è mia intenzione fornire le notizie circa lo sviluppo cronologico del problema, ciò a cui io miro è sviluppare questo tema comparando, più che contrapponendo, le teorie dei filosofi moderni sopraccitati, per ottenere un'“alternativa” al modello agostiniano. S.Agostino affronta in più occasioni il problema di che cosa sia o di come si apprenda da bambini il linguaggio. Nelle Confessioni (libro XIII, I, VIII) egli dice di aver appreso il linguaggio imparando preventivamente il nome delle cose, in altri termini memorizzando le parole allo stesso modo in cui si memorizza il nome delle persone, come se ogni parola corrispondesse ad un oggetto, ad una “cosa” concreta. In un'altra importante opera, il De doctrina christiana (libro I), parlando dell'invenire, ossia dello studio e della retta comprensione di ciò che la Scrittura dice, Agostino opera una distinzione tra res e signa: “Ogni insegnamento ha come oggetto cose (res) o segni (signa): ma le cose si apprendono per mezzo di segni. […] Ci sono […] segni di cui facciamo uso solo per significare, per esempio, le parole: nessuno ne fa uso se non per significare qualcosa. Di qui si capisce che cosa io intendo per segno: una cosa che serve per significare qualcosa. Perciò ogni segno è anche una cosa, perché ciò che non è una cosa, non esiste affatto: invece non ogni cosa è anche segno”. Ludwig Wittgenstein, benché provasse una forte ammirazione per S.Agostino, mostrò da subito la sua contrarietà per questa concezione del significato come corrispondenza di nomi e oggetti, come se i primi dovessero essere “etichette” dei secondi; agli esordi del suo Libro marrone, ad esempio, egli afferma in proposito: “È chiaro che chi dica ciò ha in mente il modo nel quale un bambino apprende parole quali “uomo”, “zucchero”, “tavolo”, etc., e non tanto parole quali “oggi”, “non”, “ma”, “forse”. La teoria di Agostino, quindi, appare ai suoi occhi, se non come sbagliata, almeno come incompleta (vedremo comunque che la ripudierà del tutto). Bertrand Russell, a proposito del modo in cui avviene il nostro apprendimento, introdusse la distinzione tra conoscenze dirette e conoscenze per descrizione. Le prime sono quelle che ci vengono fornite immediatamente dai nostri sensi, delle Continua »

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