LA CRISI DELL'IO
I primi decenni del '900 sono contrassegnati da un diffuso senso di crisi, di vuoto e di precarietà che interessa in modo particolare alcune esperienze artistiche e letterarie di questo tempo.
Infatti, cio' che caratterizza questo periodo è la perdita di quei valori su cui si fondavano la società e la cultura ottocentesca, cioè ideali, certezze e fiducia nel progresso che sono venuti meno causando una frattura tra l'uomo contemporaneo e i valori spesso distorti e abberanti di cui è portatrice la societa'contemporanea, una societa' i cui profondi cambiamenti sono riconducibili alla crisi del positivismo che aveva segnato il fallimento della scienza, ritenuta dai positivisti come un infallibile mezzo di conoscenza della realta',che non era stata in grado di dare risposte riguardo le cause profonde dell'esistenza mettendo appunto in luce i limiti della conoscenza scientifica e della rappresentazione razionale e oggettiva della realta'.
Questa situazione provoca nell'uomo una crisi dei valori e la perdita delle fiducie borghesi in seguito appunto al declino di quella filosofia che aveva fornito le giustificazioni ideologiche a queste fiducie.
Ci troviamo di fronte ad una vera e propria crisi sempre piu' accentuata dell'individuo che si sente spogliato di ogni illusione e smarrito nei confronti di una realta' non piu' pienamente conoscibile, una crisi dell'io che diventa un fenomeno epocale,una rappresentazione della situazione sociale che trova la sua massima interpretazione, per quanto riguarda l'ambito artistico,in EDVARD MUNCH , precursore della pittura espressionista, che con la sua opera piu' famosa intitolata " L' URLO ", ha dato voce e colore piu' di ogni altro a questo rantolo muto che percorre il Novecento,incarnando spietatamente la condizione esistenziale di questo periodo.
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