Motivi ideologici ed eventi politici che portarono alla rapida affermazione e all'improvviso declino del neoguelfismo Siebessi Ilaria Motivi ideologici ed eventi politici che portarono alla rapida affermazione e all'improvviso declino del neoguelfismo “Chiesa e Papato come forze promotrici del progresso e della libertà in Italia”; questa era l'idea di base del neoguelfismo di cui si fecero primi promotori Rosmini e Lambruschini, ma che vide il suo maggior sostenitore in Gioberti che nel suo programma politico fece largo uso di tali istanze neoguelfe. Rosmini infatti pubblicò nel 1838 il suo trattato Delle cinque piaghe della Santa Chiesa, che venne poi definito come il punto di partenza della scuola cattolico-liberale italiana, in cui affermava che bisognava tornare al Cristianesimo antico, in particolar modo all'antico regime patrimoniale, e che la riforma doveva riguardare soprattutto le istituzioni per cui promuoveva l'elezione dei vescovi da parte del clero e del popolo. Diversa era invece la concezione di riforma religiosa promossa da Lambruschini che aspirava ad una Chiesa rivolta al futuro che si evolvesse nella storia senza però alterare le fondamenta della dottrina cristiana. Pertanto egli rivolse i suoi studi all'agricoltura e alla fondazione di scuole per il popolo. Tuttavia è con l'opera dell'abate Vincenzo Gioberti che, negli anni Quaranta, il neoguelfismo giunse al suo culmine. Nella sua opera Del Primato morale e civile degli Italiani egli proclamava infatti che l'Italia avrebbe ritrovato il suo “primato” dinnanzi alle nazioni europee solo se la Chiesa, conciliatasi con la civiltà moderna e con il pensiero liberale, avesse ripreso il suo potere temporale facendo così dell'Italia una confederazione di stati sotto la presidenza del papa. Tale confederazione di stati è per Gioberti la proposta più auspicabile per il destino d'Italia poiché ciò avrebbe garantito al paese prosperità e pace rimovendo i motivi di discordie e guerre interne e anche le differenze di misure, moneta e dogana all'interno del paese; tuttavia egli afferma anche che tale confederazione non può attuarsi senza l'aiuto dei Piemontesi, che egli identifica come “la milizia italiana”. Questa nuova proposta politica riscosse subito un grande successo poiché in essa si riposero tutte le speranze di quelli che credevano possibile accordare il rispetto delle tradizioni con le aspirazioni liberali e il sentimento nascente di nazionalità con la religione cattolica. Ma lo stesso Gioberti era consapevole che la sua proposta politica non sarebbe stata attuabile con il vigente papa di allora, Gregorio XVI, e si sarebbe dovuto aspettare un nuovo papa. Tali speranze di Gioberti si dimostrarono fondate con l'ascesa al pontificato di papa Pio IX il sei giugno 1846; questo nuovo papa sembrò fin dall'inizio essere il pontefice che sarebbe riuscito a mettere in pratica il pensiero politico neoguelfo. Papa Pio IX venne infatti acclamato dalla folla c Continua »